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mercoledì 15 febbraio 2012

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 4: una stella tra gli anni bui (Rino Gaetano al festival)

Gli echi delle rivoluzioni mondiali si sa, da noi arrivavano sempre con qualche anno di ritardo. Dopo il '68 nel mondo fu molto forte il movimento femminista, al quale in Italia si guardava sempre con diffidenza e timore, per questo, ancora una volta, Celentano scelse di cavalcare la controtendenza, ed in coppia con la moglie Claudia Mori, vinse Sanremo del 1970 con l'inno "Chi non lavora non fa l'amore", mi credete se vi dico che al giorno d'oggi quasi nessuno ha capito il senso di questa canzone? Gli organizzatori lo capirono eccome, forse troppo tardi, per questo decisero dalla successiva edizione, quella del 1971 di censurare parecchi testi obbligando gli autori a modifiche strutturali delle loro canzoni, rischiando seriamente di comprometterne il senso. La vittima più celebre fu Lucio Dalla, arrivato quasi inosservato al suo terzo festival che aveva portato una canzone dal titolo "Gesù bambino", che per il festival si trasformò in "4 marzo 1943", nonostante la censura (la famosa strofa che inneggiava alla gente del porto in realtà si riferiva a ladri e buttane) diventò una delle canzoni più famose della musica italiana.
Alla faccia di chi censura e di chi opprime la libertà di espressione altrui.
Gli anni '70 furono gli anni bui del festival, la musica che andava per la maggiore non era certo musica da festival, erano gli anni di piombo e del terrorismo, in Italia facevano sfracelli i cantautori (e meno male che ci sono stati loro) nel resto del mondo il soul ed il rock progressive. I canzonettari italiani erano molto più famosi all'estero che in patria, gruppi come i Ricchi & Poveri lanciati dal festival erano idolatrati tra la Francia e la Germania mentre da noi venivano a stento ascoltati. La RAI in quel periodo non trasmetteva neanche la diretta televisiva, ma nell'accozaglia di vari generi proposti al festival spiccavano comunque canzoni importanti ed indimenticabili, una per ogni genere: nel 1972 infatti grande successo ebbero cantautori quali Peppino Gagliardi con "Come le viole" o la grande conferma di Lucio Dalla con "Piazza grande", il rock alternativo poteva contare sul grande impatto dei Delirium e dell'inno spirituale "Jesahel".
Nel 1974 per cercare di smobilitare un pò le acque, si decise di dividere il cast tra i "campioni", veterani più o meno noti, ed i "giovani" cantanti alle prime esperienze, dei quali alla fine un paio venivano mandati in finale con gli altri a giocarsi la vittoria, sperando di trovare tra questi ultimi un pò di linfa nuova per il sempre più bistrattato festival, figuratevi che in quell'anno la diretta televisiva fu realizzata da una televisone privata napoletana, mentre la RAI si limitò a madare uno special in un'unica puntata qualche giorno dopo la sua conclusione. Nel 1976 per cercare di riavvicinare il pubblico a Sanremo ci fu l'invasione degli ospiti stranieri, che fecero passare in secondo piano i partecipanti in gara, nel 1977 si afferrò al volo l'ultima tendenza ospitando in gara la maggior parte dei gruppi new romantic che seminavano mielose sviolinate per radio a fine anni '70 facendo la felicità di mio fratello Paolo: Albatros, Matia Bazar, il Giardino dei Semplici, i Collage, i Santo California ed i vincitori Homo Sapiens con "Bella da morire", tutti gruppi quasi emergenti ma che ebbero il merito, alemeno per il festival, di attirare nuovamente l'attenzione del grande pubblico televisivo.
L'anno che sicuramente è da tenere in maggiore considerazione di questa decade è senza dubbio il 1978, il decennio fu un continuo rivoluzionare delle rivoluzioni precedenti, impazza la discomusic in tutto il mondo, tra gli ospiti internazionali ricordo con piacere i Village People e le loro gaissime coreografie. La vittoria finale andò ancora una volta ad un gruppo, quei Matia bazar che rispetto a tutto il movimento new romantic si stava evolvendo verso un sound più internazionale. Ma quelli erano anche gli anni del punk, la seconda classificata fu una sconosciuta ragazza barese conciata come una streeter londinese, lei era Anna Oxa, la canzone era l'arcinota "Un'emozione da poco" scritta da Ivano Fossati, il look era stato studiato a tavolino dall'icona trash Ivan Cattaneo, e lei diventò in breve tempo una star. Ma quella che a mio modesto avviso è stata la più grande partecipazione sanremese della storia era qualla di un giovane cantautore romano di origini calabresi arrivato terzo, un paio di pezzi lo avevano attenzionato al grande pubblico, la RAI lo vedeva di cattivo occhio per i suoi testi e per il suo essere un anticonformista: era Rino Gaetano, la canzone era "Gianna", il successo fu clamoroso, il passavoce sulla sua partecipazione fu linfa nuova per il festival che ebbe nuovamente un successo insperato.
L'interpretazione di Gianna resterà negli annali della musica, il presentarsi ad un pubblico bigotto in cilindro, chitarrina e scarpe da ginnastica sotto il frac, scimmiottare il playback, non ha mai avuto eguali. E' anche per questa interpretazione che io continuo a guardare il festival, da più di 30anni aspetto un'altra esibizione del genere, il mitico Rino, per lui e solo per lui ci vorrebbe un post a parte che giuro prima o poi scriverò.
L'anno dopo il festival era stato ormai rilanciato dall'effetto Rino Gaetano, tornò il successo di pubblico anche con una gara piena zeppa di illustri sconoscuti, ricordo con attenzione il secondo classificato, il pluristrumentista Enzo Carella che con la canzone "Barbara" cercò una nuova strada portando il funky in Italia.

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 3: quanto hanno rotto con questi anni '60

Il successo degli urlatori nelle ultime edizioni, il volere del pubblico giovane che adesso è parte fondamentale degli ascoltatori del festival, la sempre maggiore ingerenza della RAI che pretende la presenza degli emergenti delle proprie trasmissioni: l'edizione del 1961 qualcuno la ricorderà come una vera edizione rivoluzionaria, intendiamoci, dobbiamo sempre ricordarci quali erano i tempi e che siamo in Italia...
Se guardiamo la lista dei partecipanti notiamo l'ingresso in gara di Mina, Milva, Little Tony, Edoardo Vianello, Pino Donaggio, Tony Renis, Joe Sentieri e Gianni Meccia, non guardiamo a questa gente con gli occhi del 2012 ma con quelli del 1961. Come fece scalpore l'ingresso in gara di alcuni loschi individui che cercavano di fare musica cercando altre strade rispetto a quelle che tutti percorrevano, scrivendosi i testi anzichè propinare quelli dei soliti autori, supervisionando la musica, cercando temi più profondi e meno canzonettari, più in la li avrebbero chiamati "cantautori" ed in questa edizione ci troviamo Umberto Bindi, Bruno Martino, Gino Paoli e Giorgio Gaber. Ma indipendentemente da chi ha vinto, la vera rivoluzione del festival la fece un giovane ragazzo milanese ai quei tempi militare, che diede le spalle al pubblico intonando la sua 24000 baci: Adriano Celentano nel 1961 porta il rock in Italia, porta il rock a Sanremo, ma porta sopratutto, l'anticonformismo.

Dal 1962 al 1965 venne confermata la regola della canzonetta facile portata al successo dalle varie starlette televisive, vennero fuori canzoni di grande successo anche internazionale, come la Quando quando quando di Tony Renis o Io che non vivo di Pino Donaggio, in quegli anni Sanremo rispecchiava in tutto e per tutto l'ottimismo del boom economico, dobbiamo aspettare il 1966 per vedere qualcosa di diverso, in questa edizione infatti venne data voce anche alle prime ribellioni giovanili sostenute dai vari gruppi di "Capelloni", in questo caso ci furono l'Equipe '84 e dall'estero gli Yardbirds, ai primi cenni di forte presa di posizione femminile segnati dal grande successo di Caterina Caselli con Nessuno mi può giudicare, ma ancora una volta fu il ritorno di Adriano Celentano a fare la differenza, portando per la prima volta un testo realmente impegnato al festival, Il ragazzo della via Gluk. In Italia in effetti tutti osannavano il boom economico, non esisteva nessuno che osava far notare alla gente come l'industrializzazione selvaggia stava cominciando a rovinare il paese, la sua presa di coscienza aprì gli occhi ad una grossa fetta di pubblico, cosa che fece di Adriano un personaggio malvisto dalle lobby di potere nazionali che nell'ignoranza generale potevano avere vita molto più facile.
Anno cruciale fu anche il successivo, il 1967, i capelloni invasero la lista dei partecipanti, Bisogna saper perdere dei Rokes o Proposta dei Giganti prosegurono la strada della ribellione giovanile, ma ciò che più si ricorderà di quell'anno fu il sucidio di Luigi Tenco. In quegli anni si sa, i cantautori non venivano visti di buon occhio, lui aveva un carattere un pò fragile, la sua fu unanimemente considerata la canzone più bella di quell'anno, ma non arrivò neppure in finale. Mentre ai giorni nostri questo è un vanto, all'epoca poteva segnare un'onta per qualcuno, si suppone sia stato questo il motivo per il quale si suicidò sparandosi un colpo in testa nella sua camera d'albergo.
Nel 1968 Sanremo volle omaggiare la musica nera americana, Loius Armstrong cantò addirittura in italiano, Wilson Pickett rese internazionale la canzone Deborah del negro bianco italiano Fausto Leali. Wilson Pickett tornò un anno dopo, ma non perchè ci aveva provato gusto, ma perchè avrebbe voluto a tutti costi cantare la canzone che lo vide quell'anno sul palco, canzone che vide esordio ed unica partecipazione attiva di Lucio Battisti sul palco di Sanremo con Un'avventura.

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 2: la tristezza degli anni '50 sferzata dagli urlatori

Il festival nacque nel 1951 dietro una geniale imbeccata dell'allora direttore del casinò di Sanremo Angelo Nicola Amato, che aveva seguito qualche estate prima ad un maldestro tentativo di festival canoro nazionale organizzato in Versilia. L'idea fu sviluppata assieme al conduttore radiofonico Angelo Nizza, che da parte sua propose questa idea ai vertici EIAR (il vecchio acronimo della RAI) di Torino, che accettò di buon grado trasmettendone la diretta radiofonica fin dalla prima edizione, collaborando sporadicamente anche all'organizzazione generale.
Nei primi anni, dal 1951 al 1957, suppongo sia stato di una noia pazzesca, in gara ci stavano praticamente sempre le stesse persone a palleggiarsi diverse canzoni, che però grazie al boom della radiodiffusione ebbero un eco tale in tutto il paese che fecero del festival uno degli eventi nazionali più noti ed attesi già dalle prime edizioni. Tra il '56 ed il '57 arrivano anche le prime trasmissioni video da quella che era la prima sede storica, il casinò per l'appunto, ma a parte questo, le baruffe tra un'orchestra e l'altra ed i capricci della star dell'epoca Nilla Pizzi, non c'è veramente nulla da segnalare.
La prima vera rivoluzione si ebbe nel 1958, tra i soliti noti la nuova organizzazione pretese di aggiungere dei volti nuovi ed emergenti, tipo quel Johnny Dorelli ad esempio, che la nostra generazione ricorda più come attore che come cantante. Nel mezzo, si pretese la presenza di un autore già abbastanza noto, Domenico Modugno, ma che come interprete era malvisto dalla società dell'epoca perchè faceva parte di quella categoria di cantanti detta "urlatori" che contrastava con quelli che erano i parametri dell'epoca. Alla faccia di chi ci vedeva già un pericolo per le giovani generazioni (ma che tempi erano? cacchio, parliamo di Modugno!) vinse a mani basse con quello che fu il più grande successo italiano di tutti i tempi: Nel blu dupinto di blu, unico disco italiano ad aver venduto oltre 50 milioni di copie, senza parlare delle re-interpretazioni celebri, su tutte quella di the King Elvis Presley. Un successo di tale portata fece da traino per tutto il festival di Sanremo, che pur limitando le nuove partecipazioni al minimo vide trionfare anche per i successivi anni, 1959 e 1960 di nuovo Modugno e l'altro urlatore Tony Dallara: la celeberrima Romantica adesso può sembrare marciume sonoro, ma per quei tempi era una vera e propria coltellata nel costato.

Meno male che c'è YouTube, così qualche riferimento video riusciamo cmq a beccarlo....

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 1: quando tra il letame spunta un fiore

Ascolto musica da sempre, è la mia vita, se non ho la colonna sonora in sottofondo per gran parte della mia giornata non carburo. Da sempre mi sono vantato di essere un esperto di musica, ma non perchè suonassi chissà quale strumento, ma perchè ho sempre preferito, fin da piccolo, catalogare i miei ascolti su certe qualità che nella musica ascoltata da gran parte delle persone non trovo.
Quindi gran parte delle persone che come me glorifica un certo tipo di musica, troverebbe di cattivo gusto andare a guardare il festival, solo che io nn ce la faccio, è più forte di me, io lo guardo e lo commento anche, scusando la presunzione, con un punto di vista certamente superiore rispetto a tanti altri, perchè io amo la musica, e non amo quello che passano per radio, è diverso.
Gurado il festival non tanto x la musica, se devo essere sincero, ma fin da quando ero piccolino in una casa nazionalpopolare come la mia Sanremo era una tradizione, sempre le stesse discussioni e gli stessi commenti, tra i miei genitori ed i vicini o gli zii, al primo giorno tutte le canzoni erano più brutte rispetto a quelle dell'anno prima, nell'ultima serata spuntavano fuori capolavori mai ascoltati prima, e vinceva sempre la canzone peggiore, il solito raccomandato.
Non so da quando, ma piano piano dentro questo baraccone multimediale io comunque ci trovavo sempre qualcosa di positivo e di poco ordinario, così andai a ritroso nella mia personale ricerca, fino a quando non ho trovato certe perle, di certo in mano ai porci, ma che sempre perle sono state. Se guardiamo a ritroso edizione dopo edizione, noteremo che c'è stato sempre qualcosa di inaspettatamente bello e diverso, dai cantautori al rock, dagli alternativi a chi ha scosso e rivoluzionato un epoca tra il bigottismo imperante in quel di Sanremo.
Nel mio piccolo, ed in base ai miei giudizi personalissimi, cercherò per mio puro piacere, andare a fare un resoconto dettagliato anno per anno, magari mi soffermerò di più su alcune cose, altre le tralascerò perchè a mio parere sono irrelevanti.
Insomma io ci provo, e se ce la faccio a scrivere in tempo, prima della chiusura del festival di quest'anno cercherò di fare un resoconto critico anche sul festival in corso, tanto in Italia siamo tutti critici musicali e commissari tecnici, mica sono l'unico tuttologo!


Per chi non lo avesse capito, questi sono i Decibel, grande gruppo punk italiano guidato dal biondo (all'epoca) Enrico Ruggeri, che sconvolse il bigottissimo pubblico sanremese con la canzone Contessa, una canzone fondamentale per il rock italiano...

giovedì 12 gennaio 2012

Io non mi riconosco nel mio stato (d'animo)

Una breve riflessione in piena pausa pranzo.
E' dal lontano 2 novembre che nn scrivo più nulla nel mio blog.
Scrivere per me è sempre stato una valvola di sfogo, lasciare traccia di ciò che penso, di ciò che macina il mio cervello in determinati istanti è sempre stato un qualcosa di positivo e propedeudico, e questo lo ripeto fin dal primo post che ho scritto.
C'è qualche amico che ha preso a cuore ciò che scrivo, magari perchè gli piace ciò che scrivo o magari perchè gli piace solo il fatto che scrivo, cmq, più di una persona mi ha chiesto come mai da tanto tempo nn mi fossi più dedicato alla cura del Cicciologo. Mi hanno proposto argomenti diversi sui quali qualcuno si aspettava le mie reazioni e le mie opinioni, il governo che è caduto, il berlusca che sembrava aver abbandonato la guida del paese mentre in realtà ne è ancora il burattinaio, la Juve che a gennaio è ancora la prima in classifica, a che punto siamo con gli svincoli, le luci di Natale, un pò di dischi nuovi, qualche libro che ho letto, a qualcuno avevo promesso una mia personale piccola biografia dei Beatles, qualcuno mi chiedeva questo, qualcun'altro quello...e poi basta, non è che poi ci sono tutte queste gran persone a seguire il mio blog :-)!
La realtà è che per me scrivere è come parlare, come quelle volte che nn ti va di farlo con nessuno, che vorresti solo stare zitto e dare ascolto ai tuoi pensieri, fino a quando non diventano assordanti e zittisci pure quelli, in questo caso, a me non andava di scrivere, qualsiasi argomento era come se fosse vuoto, apatico, senza alcun interesse reale.
E' questione di stati d'animo, grazie al cielo un blog non è un obbligo, non lo fai x mestiere e non devi dare conto a nessuno, se in certi momenti una testiera davanti non ti ispira nulla, allora il nulla sarà, anche se passano mesi, il tuo blog rimane sempre li, come certi vestiti che stanno belli pronti e stirati dentro l'armadio, ma a te nn va di metterli perchè sembrano troppo colorati, poi però quando tornerai ad indossarli ti dispiacerà averli messi così poco.
Poi adesso non so se da oggi mi sarà realmente tornata la voglia di scrivere o se anche stavolta è un palliativo temporaneo, diciamo pure che adesso il lavoro mi permette molto meno, però non sarà un assillo per me in quanto so che il mio blog aspetta, che forse non ci sarà più nessuno a leggerlo ma intanto è bello sapere che se ritengo che un mio pensiero meriti di lasciare traccia, ho come poterlo fare. E se il silenzio si dovesse protarre ancora a lungo non c'è di che preoccuparsi, anche perchè il silenzio è pur sempre un'opinione, se si riuscisse a ripettare i silenzi altrui e dare ascolto ai propri, magari in giro ci sarebbe sempre meno rumore.



P.S.
Per inciso, "Io non mi riconosco nel mio stato" è il titolo di una bellissima canzone di Marco Notari, dall'album "Babele" del 2008. Marco Notari è giovane cantautore alternativo mai apparso in tv, mai pubblicato da major, mai apparso su MTV e quasi mai passato per radio, ma che vende ed ha più fans dei vari cantantelli di amici o x factor, dopo aergli chiesto virtualmente il titolo in prestito, lo ringrazio pubblicando la sua canzone, perchè è davvero un capolavoro.

mercoledì 2 novembre 2011

Non serve un medico per capire che...

Il bollettino ufficiale del Milan emesso oggi sul caso Cassano sprizza fortunatamente fiducia da ogni poro, ma non serve un medico per capire che in realtà i fatti potrebbero non stare così, e adesso vi spiego il perchè. 
Il bollettino parla di "sofferenza cerebrale su base ischemica. La causa è stata identificata nella presenza di un forame ovale pervio cardiaco interatriale, evidenziabile solo con sofisticati esami specialistici. "  
in sintesi, a causa di un impercettibile forellino nell'alveo, il cuore tende a non funzionare perfettamente con il rischio di provocare principi di ischemie cerebrali. Normalmente in un uomo adulto ci possono essere alte probabilità di un ischemia dopo il quaramtesimo anno di età, perchè è quello più o meno il momento in cui le cellule cerebrali finiscono di riprodursi, parliamo ovviamente di un uomo sano, che abbia avuto un regime di vita normale, senza aver fatto quindi abuso di sostanze stupefacenti, di alcol o di prodotti dopanti. 
Cassano è un atleta, sappiamo che in passato ha avuto la tendenza ad ingrassare nei momenti in cui si allenava poco o con sufficienza, ma questa è una questione di metabolismo, niente a che vedere con presunti problemi cardiaci. Colleghiamo il fatto che per lo stesso motivo, sempre intorno alla quarantina un uomo adulto è maggiormente portato ad avere problemi cardiaci, difficilemente si sente di un infarto prima di questa soglia di età, anche se comunque può capitare. Le due patologie sono strettamente collegate, perchè l'ischemia viene provocata dal mancato afflusso di sangue in determinate zone del cervello. Un piccolo foro come quello diagnosticato a Cassano può provocare un'ischemia, ma difficilemente questo può capitare ad un atleta sano, robusto, allenato e sotto i trent'anni.
E' ovvio, sappiamo tutti che non ci sono solo gli over 40 a soffrire di cuore, sappiamo di tanti bambini ahimè con gravissime patologie cardiache, ma sono casi che si manifestano subito, non covano dentro una persona sana così a lungo.
Tutto questo ragionamento l'ho fatto non per fare li pessimista o per lo spirito di contraddizione, ammiro l'ufficio stampa del Milan che prima di divulgare bollettini ha aspettato che venissero fatti esami approfonditi, anch'io spero di vedere in campo FantAntonio il più presto possibile, la società parla dai 6 ai 10 mesi se tutto va bene, ma leggendo in giro opinioni di medici specialistici a me viene più di qualche dubbio, e mai come questa volta spero di essere smentito. 
Per un fattore però il sospetto ancora ce l'ho: scartando a priori la possibilità di un problema cardiaco spuntato all'improvviso, è mai possibile che un ragazzo sportivo, allenato, obbligato alla vita sana, si accorga soltanto dopo un fortuito malore di avere una malformazione cardiaca? Ma in tutti questi anni esami non ne ha fatti? O dobbiamo pensare che forse, per fare in modo che regga per undici mesi un presunto ritmo di due partite la settimana, si esagera con ceti di tipi di preparazione e allenamenti, tali da non essere supportati anche da un ragazzo preparato?
Poi c'è anche chi pensa male, quanti colleghi hanno già emesso la sentenza "Cassano si bomba e queste sono le conseguenze", ma io non sono tra questi, io penso che da sportivo, vedere giocare Cassano è uno spettacolo, così come lo sono tutti quei giocatori "genio & sregolatezza", ti diverte in campo, e ti fa sempre sorridere fuori, poi magari lo insultavo quando aveva certi colpi di testa che lo hanno sempre limitato, con un filo di cervello in più poteva essere il migliore calciatore del mondo. Io gli faccio i migliori auguri possibili, spero di sbagliarmi e di vederlo in campo quanto prima, se così non sarà comunque posso essere felice, da amante del calcio, di averlo visto giocare, ma su tutta questa situazione, perdonatemi, ma qualcuno non me la racconta giusta.

venerdì 21 ottobre 2011

Autunno, io ti voglio bene

Autunno mio, io ti voglio bene.
Perchè da quando sono nato sei sempre stata la mia stagione preferita, ed anche adesso che duri di meno, ma molto di meno, ti penso sempre con quella piacevole e leggera nostalgia che da sempre mi hai regalato.
In te un pò mi ci riconosco, perchè da te tutti si aspettano momenti cupi, ma lasci tutti spiazzati quando regali certe giornate di sole così luminose, che con l'estate non abbiamo avuto il tempo di apprezzare abbastanza. Ed anche i tuoi momenti cupi, diciamolo chiaramente, sono sempre circondati da colori così vividi che quel cupo cade sempre in secondo piano, come un leggero sfondo che sta li solo perchè li deve stare.
Autunno ti voglio bene perchè sei sempre stata la stagione dei compromessi mancati, non ci sfianchi col caldo e non ci intristisci col freddo, ci permetti di stare vestiti leggeri e non chiedi altro che una giacca leggera con la quale ci rendi sicuri, e siccome c'è chi pensa che ti vesti per come ti senti, allora grazie a te possiamo sentirci leggeri, ma non svuotati.
Autunno ti voglio bene perchè mi hai regalato tanti momenti, tante emozioni, che se potessi paragonare ad un colore, sarebbe di sicuro uno di quei colori vivaci che tiri fuori dal tuo cilindro. Mi hai regalato una moglie, mia hai regalato una figlia, mi hai regalato una famiglia, mi hai regalato l'amore.
Ogni anno aspetto con ansia i tuoi profumi ed i tuoi sapori, il fumo delle castagne che riempe l'aria delle piazze della mia città, il vino nuovo ed il suo colore rubino, i funghi, la frutta secca...mi sembra di mancarti di rispetto ogni volta che mi metto a dieta e ti chiedo scusa per questo, tanto autunno mio se mi conosci bene lo sai che non mancheranno di certo le occasioni per onorare la tua tavola...ci pensi alle ottobrate, i sapori d'autunno, le sagre della castagna, animi e colori la vita di tanti paesini, viene difficile dire di te che sei una stagione triste, se pensiamo a quante feste organizzi...
E senza di te Autunno, neanche il Natale sarebbe più Natale, c'è chi lo ammette e chi no, ma tutto il mondo non vede l'ora di arrivare a Natale, c'è chi lo fa perchè crede, c'è chi lo fa per i regali, c'è chi lo fa perchè ama le lucine e le vie del centro chiuse al traffico ed addobbate a festa, ma diciamoci la verità, senza di te ad accompagnarci per mano, sarebbe di nuovo inverno, che lo si voglia o meno...
Autunno non avrò mai sufficienti parole per ringraziarti abbastanza, per questo ti ho voluto dedicare un pensiero, perchè anche nel mio piccolo nonostante il cielo cupo, anche se qualche nuvola mi passa addosso, io lo so che alla fine ci saranno i tuoi colori ed una meravigliosa giornata di sole a far passare tutte cose, se anche questa volta sarà così, caro autunno mio, rimani ancora un pò che dell'inverno non ho una buona impressione...