L'undici giugno del 1988 era il giorno del mio tredicesimo compleanno. Quella che doveva essere la mia prima memorabile festa da ballo, è fallita tristemente nonostante il giradischi nuovo, la mia prima campana di luci psichedeliche, l'album Go Jovanotti go fresco di pacco ed i primi dischi house portati in esclusiva a casa mia dal compagno di banco di mio fratello aspirante dj mancato.
Erano tutti alla passeggiata a mare, ad assistere all'avvento di un uomo che, credenti o no, ha lasciato comunque un segno, Karol Wojtyla, ovvero Papa Giovanni Paolo II. Non potendolo inserire per forza di cose nel novero dei cinque messinesi più famosi di sempre, qualora dovessero stilare una graduatoria sui più grandi personaggi di sempre in visita a Messina, di certo il primo posto non avrebbe rivali, la sua visita rimane memorabile nella storia recente della nostra città. Quel giorno, Giovanni Paolo II non era in città per diletto, ma per canonizzare una persona che fuori della nostra città ben pochi conoscono, ma che per ciò che fatto in vita, ma anche per quello che ha fatto dopo, ha spesso fatto gridare al miracolo, diventata santa solo nel 1988, ma per i messinesi lo è sempre stata: Santa Eustochia.
Smeralda Calafato, questo era il suo vero nome, venne al mondo il 25 marzo del 1434, figlia di un ricchissimo mercante messinese, Bernardo Cofino, la cui ricchezza però, non bastava a salvaguardare la famiglia da una delle più grandi epidemie di peste che la nostra città abbia mai ricordato. Per salvaguardare la vita della devotissima moglie, s'incamminarono verso un villaggio in campagna poco distante dalla città, villaggio che oggi è uno dei quartieri più popolati e popolari di Messina, il villaggio Annunziata, nell'unica strada possibile, talmente stretta che si poteva praticare solo a piedi. Lamadre, vinta dalla fatica, il giorno del giovedì santo, curiosa coincidenza, diede al mondo nella mangiatoia di un fattore presente nel tragitto una bellissima bambina bionda.
Bellezza e devozione caratterizzarono la vita di Smeralda già da piccola, al punto che già ad 11 anni, venne promessa sposa ad un ricco mercante trentacinquenne amico del padre, contro il volere della piccola. Questo mercante per fortuna della futura santa, morì dopo due anni, non mancavano comunque gli spasimanti per la bella Smeralda, il padre ed i fratelli erano sempre più risoluti nel cederla sposa a ricchi mercanti anche molto anziani così da poter allargare il loro giro di affari, anche il grande Antonello da Messina restò colpito dalla bellezza della fanciulla, al punto di volerla a tutti costi come modella per la sua Vergine Maria Annunziata. All'improvvisa morte del padre, all'età di quindici anni, Smeralda poteva finalmente coronare il suo sogno, ovvero quello di prendere i voti presso il monastero delle clarisse, monastero in cui la presenza di Smeralda non era certo vista di buon occhio, dato che i fratelli, gelosi ed incattiviti dalla perdita di cotanta merce di scambio, minacciarono di mettere a ferro e fuoco.
Fu così che la nostra Smerlada si recò presso il monastero di Basicò, lontana da casa, all'età di sedici anni, convinta e risoluta sulla via intrapresa, scelse per se la cella più modesta dormendo sulla nuda terra. Ma il monastero di Basicò non era quello che Smeralda immaginava: erano presenti molte consorelle di famiglia agiata messe lì più per obbligo che per vocazione, che a tutto pensavano tranne che a fare le clarisse, lo schifo che Smeralda era costretta a vedere andava oltre la sua immaginazione e devozione, così giovane ma risoluta, condusse una battaglia affinchè il monastero tornasse ad essere quel luogo di preghiera così lontano dalla sua reale collocazione, ma fu una battaglia persa, oltre alle consorelle sbagliate dovette lottare con tutte le più importanti famiglie messinesi e nebroidee, così decise di tornare nella sua città per poter rispettare la sua vocazione.
Dopo anni di dedizione verso i poveri e gli sfortunati, grazie all'aiuto di un facoltoso e devoto parente, nonostante le continue avversioni dei fratelli, Smeralda nel 1464 riuscì a fondare il Monastero di Montevegine, che nonostante ciò che dice Wikipedia, è parte integrante della nostra città e possiamo tutt'ora trovarlo in via XXIV maggio. La chiesa in quel periodo non era al massimo del suo splendore morale, diciamolo pure, il nuovo monastero fu osteggiato da ogni istituzione religiosa, perfino i frati osservanti, ai quali spettava la tutela spirutuale del convento, si rifiutarono di dire messa per quasi un anno. Smeralda, che nel frattempo aveva preso il nuome di Suor Eustochia, andava dritta per la sua strada, scrisse al pontefice che in breve tempo ordinò ai frati osservanti di ristabilire la loro condotta pena la scomunica, e con l'aiuto della madre, di una sorella, e di suor Maria Pollicino, figlia del barone di Tortorici ed irriducibile spalla della santa, Smerlada riuscì a far crescere sempre di più il convento perseguendo un unico obiettivo: l'assistenza ai poveri della città. Si narra di numerosi miracoli già direttamente in vita, non si fermava mai, spesso stanca e debilitata, causa una banale influenza si spense a soli 51 anni il 20 gennaio del 1485.
Le voci dei numerosi miracoli fatti in vita cominciarono a lasciare il segno nelle alte sfere del clero, che approfondirono meglio le ricerche grazie anche ai miracoli che Smeralda faceva anche da morta. Ma la chiesa come ben sapete non ha mai brillato in tempismo, sono passati secoli, e solo dopo il ritrovamento di un manoscritto di suor Maria Pollicino negli anni '40, partì finalmente la causa di beatificazione, per poi concludersi con la definitiva canonizzazione nel già citato 11 giugno del 1988.
Nel frattempo?
Nel frattempo Smeralda continuò ad essere da morta come era in vita. Il suo corpo è incorrotto, gli occhi ancora vivi, le pupille visibili, crescono ancora unghie e capelli, le ossa intatte, i denti bianchissimi. Si può credere o non credere ai miracoli, lei è li, in via XXIV maggio, chiunque può andare a vederla, gli scettici sono pronti a spiegare che è la teca di vetro che fa il miracolo, i devoti rispondono che nella teca di vetro ci sta da 50 anni, prima come ha fatto a conservarsi?
Per la chiesa cattolica non c'è dubbio, è un miracolo.
Per i messinesi, credenti o mento, è un vanto miracoloso, ma ne conosco di persone che non hanno neanche idea di chi sia...
Per noi, nonostante la canonizzazione rimane la Beata Eustochia, la santa che sta in piedi, così la definì Giovanni Paolo II.
Di sicuro non è un'attrazione turistica, nessuno lì fuori vende immaginette o medagliette, non ci passano i croceristi se non per sbaglio, non trovi cartoline nei negozi di souvenir, non viene citata nelle principali guide tascabili che consegnano ai nostri turisti mordi e fuggi.
Di sicuro, appena te la ritrovi di fronte, qualcosa ti sconvolge, e ti invita a riflettere, credente o meno.
Continua ad essere questo il suo più grande miracolo, il motivo per cui anche Giovanni Paolo II per un attimo, ha perso il respiro di fronte a così tanta bellezza.
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sabato 13 agosto 2011
mercoledì 10 agosto 2011
Cinque messinesi più famosi di tutti i tempi: Stefano D'Arrigo
Ogni tanto da quel baraccone socialnetworkale che è Facebook esce fuori qualche iniziativa interessante. Qualche giorno fa sono stato iscritto al gruppo "Cinque messinesi più famosi di tutti i tempi" (segue link),
http://www.facebook.com/groups/105866246179566/
dove veniva richiesto di menzionare chi a nostro avviso è il personaggio storico messinese maggiormente degno di nota. Io che nel messinesismo ci sguazzo, dopo aver visto un pò di post e di nomi illustri, mi sono stupito di non aver trovato alcuna menzione su quello che è il maggiore scrittore contemporaneo peloritano, quello Stefano D'Arrigo di cui ho postato la foto sopra come potete ben vedere. Mi è venuto quindi spontaneo copiare il link su Wikipedia e linkarlo sulla pagina, così come ho fatto il giorno dopo con Santa Eustochia, personaggi che sono stati ben graditi e dei quali mi è stato chiesto un'opinione personale, così ho provato a documentarmi un pò e vi posso dire che a volte la vita di certe persone sembra già un romanzo, ecco perchè meritano di essere annoverati tra i più grandi messinesi di sempre.
Fortunato Stefano D'Arrigo nacque ad Alì il 15 ottobre del 1919, da una famiglia suppongo modesta, al punto che il padre è dovuto emigrare in America a cercar fortuna. Completa gli studi a Milazzo, e si laurea all'università di Messina nel 1942, avendo svolto nel frattempo il servizio militare tra il Friuli e Palermo. Dopo un breve periodo trascorso a Messina, decide di trasferirsi a Roma dal 1946, dove diventa col passare degli anni uno stimatissimo critico d'arte per i principali quotidiani della capitale, non disdegnando però di scrivere ogni tanto versi, la sua ossessiva ammirazione verso la vita dei pescatori dello stretto, tra Scilla e Cariddi diventa fulcro della sua prima raccolta, il Codice Siciliano pubblicato nel 1957. A sorpresa, il Codice Siciliano vince il Premio Crotone, prestigioso premio letterario molto in voga in quel periodo, che annoverava nella giuria nomi illustri quali Gadda e Ungaretti, che da quel momento in poi sono diventati grandi estimatori dello scrittore messinese. Spinto dalla già citata passione per i pescatori dello stretto, incoraggiato dalla moglie Jutta Bruto (letterata che per stessa ammissione di D'Arrigo risulta fonte di ispirazione e confronto) decide di dedicare anima e corpo alla stesura del romanzo che senza saperlo sarà il romanzo della sua vita, la cui gestazione sembra già di per se romanzata.
Scrive di getto "La testa del delfino" che in breve tempo, prima ancora di essere pubblicato, coglie l'attenzione di Elio Vittorini, che dopo averlo letto più volte suggerisce a D'Arrigo di integrare la storia per renderla più epica, pubblicandone svariati parti sulla rivista letteraria "Menabò" dallo stesso Vittorini diretta. Le attenzioni ricevute spingono la Mondadori a stipulare subito un contratto con D'Arrigo, vorrebbero pubblicare un'edizione integrale del romanzo, che nel frattempo, totalmente revisionato e con l'aggiunta di nuovi capitoli, è pronto ad essere mandato in stampa come "I giorni della fera". Quasi prossimi alla pubblicazione, la Mondadori chiede un ultima revisione delle bozze all'autore, che colto da una mania di eccessivo perfezionismo anzichè consegnare il romanzo in tempi brevi, aggiunge, cambia, sostituisce, strappa e riscrive, arrivando ad un romanzo di quasi 1300 pagine, che non ne vuole sapere di venir fuori. Per fare tutto ciò D'Arrigo perde anni, nei quali smette totalemente di fare il giornalista, smette di scrivere sul Menabò ed altre riviste letterarie, incoraggiato solo dalla moglie continua nella sua oceanica opera di revisionismo, la Mondadori pressa per la consegna, i tempi richiesti dalla casa editrice sono andati a farsi benedire, ma non molla lo scrittore, altre case editirici corteggiano D'Arrigo da tempo, Elio Vittorini stesso lo affianca per lunghi periodi pur di arrivare al più presto ad un'edizione definitiva di quel romanzo, per il quale D'Arrigo mette a rischio la propria integrità fisica e mentale, ma che nonostante tutto non si decide acora di pubblicare.
Il romanzo viene pubblicato infine nel 1975, quasi vent'anni dopo la prima versione, solo che l'attenzione su quanto stava scrivendo D'Arrigo non è mai calata, anzi, lo scrittore diventa vittima di un'eccessiva morbosità da parte delle maggiori testate letterarie, in tutto il mondo aspettano la pubblicazione di quello che dovrebbe essere il punto di unione tra l'Odissea di Omero, l'Ulisse di Joyce e del Vecchio e il mare di Hemingway. Il romanzo verrà pubblicato come Horcynus Orca, è la storia di 'Ndria Cambria, marinaio della Regia Marina che all'indomani dell'armistizio tra il governo italiano e le forze alleate nel 1943, torna nella sua città, Cariddi, che noi sappiamo in realtà a quale zona si riferisce, trovandola totalemente distrutta e cambiata dalla guerra, e con la paura costante di un mostro marino che infesta lo stretto, l'Orcaferone. Non essendo critico letterario non andrò oltre con la descrizione del romanzo, ma è quello che succede dopo la pubblicazione del romanzo che ritengo interessante. In un primo tempo la critica lo stronca, troppo lunga l'attesa per un romanzo che risulta di difficile comprensione, perchè scritto tra il dialetto stretto, un italiano troppo forbito e delle terminologie coniate dallo stesso D'Arrigo per l'occasione, inoltre l'autore si rifiuta di scrivere di suo pugno un glossario anche se viene ripetutamente invitato a farlo dalla casa editrice, l'eccessiva lunghezza è un altro dei punti salienti contro cui la critica si scaglia.
Ma nonostante tutto, il romanzo vende solo con la prima edizione più di 80.000 copie in breve tempo, le successive ristampe anche in versione economica ne sanciscono un successo sorprendente, il romanzo viene richiesto e venduto anche all'estero, anche la critica cambia punto di vista, annoverandolo come uno dei capolavori assoluti e titolo di riferimento dello sperimentalismo italiano. Grazie a D'Arrigo ed alla sua perseveranza, stretto e messinesità fanno il giro del mondo, a distanza di anni non esiste libreria in Italia che non annoveri ancora l'Horcynus Orca tra gli scaffali dei best sellers.
Ciò che ha fatto la fortuna dello scrittore però è stata la fine dell'uomo, un D'Arrigo debilitato, stanco, introverso, si estranea dal mondo ed anche dal successo che lo circonda, finisce di viaggiare tra Roma e Messina stabilendosi apatico e stanco nella capitale, il fervore letterario che si è creato attorno a lui gli scivola addosso e solo dopo più di dieci anni, sul finire del 1985, riesce a pubblicare finalmente un secondo romanzo, più che altro per far contenti gli editori che non se stesso. "La cima delle nobildonne" è un romanzo totalmente diverso dal precedente, scarno, non arriva neanche a 200 pagine, scritto in un italiano irreprensibile forse a volte un pò troppo tecnico, perchè lo ambienta negli ambienti medici, dove un bellissimo ma pericoloso ermafrodito, con ogni mezzo e favorito dai milioni che un emiro innamorato mette a disposizione, fa di tutto pur di diventare donna. Su questo romanzo di più non so, al contrario dell'Horcynus Orca non l'ho mai letto, mi sono basato su ciò che ho trovato sul web anche perchè sembra sia un romanzo quasi impossibile da reperire. Le stesse fonti ribadiscono un riscontro di vendite e di critiche molto lontane dal precedente, però questo romanzo ha comunque un merito: quello di risvegliare D'Arrigo, che si rilancia a piccoli passi nell'ambiente letterario, concentrandosi sopratutto nella trasposizione teatrale del suo romanzo guida, lui che la recitazione ce l'ha nel sangue, avendo partecipato addirittura come attore in uno dei film più importanti del suo grande amico Pasolini, ovvero "Accattone". Partecipa come parte attiva a premi, interviste, si rimette alla scrittura, dichiarando più volte di avere un'altra epica idea per un nuovo romanzo del quale stava preparando le linee guida, pur essendo consapevole di non avere più la forma fisica e mentale per gestire un nuovo Horcynus Orca.
Stefano D'Arrigo muore nella sua casa romana il 2 maggio del 1992, all'epoca i media diedero a questa scomparsa la stessa attenzione data per la morte di autori forse più noti come Moravia, perchè soprattutto tra gli scrittori contemporanei, in pochi sono riusciti a lasciare il segno con un'unica corroborante opera, D'Arrigo forse c'è riuscito, lottando contro le imposizioni di critica ed editori, seguendo fino in fondo il suo progetto, mettendo Messina al centro del suo mondo è riuscito a portarla in giro per il mondo intero, per questo messinesicalmente parlando, ritengo Stefano D'Arrigo un grande messinese, forse non uno dei primi cinque, ma uno scrittore degno di nota come pochi altri.
http://www.facebook.com/groups/105866246179566/
dove veniva richiesto di menzionare chi a nostro avviso è il personaggio storico messinese maggiormente degno di nota. Io che nel messinesismo ci sguazzo, dopo aver visto un pò di post e di nomi illustri, mi sono stupito di non aver trovato alcuna menzione su quello che è il maggiore scrittore contemporaneo peloritano, quello Stefano D'Arrigo di cui ho postato la foto sopra come potete ben vedere. Mi è venuto quindi spontaneo copiare il link su Wikipedia e linkarlo sulla pagina, così come ho fatto il giorno dopo con Santa Eustochia, personaggi che sono stati ben graditi e dei quali mi è stato chiesto un'opinione personale, così ho provato a documentarmi un pò e vi posso dire che a volte la vita di certe persone sembra già un romanzo, ecco perchè meritano di essere annoverati tra i più grandi messinesi di sempre.
Fortunato Stefano D'Arrigo nacque ad Alì il 15 ottobre del 1919, da una famiglia suppongo modesta, al punto che il padre è dovuto emigrare in America a cercar fortuna. Completa gli studi a Milazzo, e si laurea all'università di Messina nel 1942, avendo svolto nel frattempo il servizio militare tra il Friuli e Palermo. Dopo un breve periodo trascorso a Messina, decide di trasferirsi a Roma dal 1946, dove diventa col passare degli anni uno stimatissimo critico d'arte per i principali quotidiani della capitale, non disdegnando però di scrivere ogni tanto versi, la sua ossessiva ammirazione verso la vita dei pescatori dello stretto, tra Scilla e Cariddi diventa fulcro della sua prima raccolta, il Codice Siciliano pubblicato nel 1957. A sorpresa, il Codice Siciliano vince il Premio Crotone, prestigioso premio letterario molto in voga in quel periodo, che annoverava nella giuria nomi illustri quali Gadda e Ungaretti, che da quel momento in poi sono diventati grandi estimatori dello scrittore messinese. Spinto dalla già citata passione per i pescatori dello stretto, incoraggiato dalla moglie Jutta Bruto (letterata che per stessa ammissione di D'Arrigo risulta fonte di ispirazione e confronto) decide di dedicare anima e corpo alla stesura del romanzo che senza saperlo sarà il romanzo della sua vita, la cui gestazione sembra già di per se romanzata.
Scrive di getto "La testa del delfino" che in breve tempo, prima ancora di essere pubblicato, coglie l'attenzione di Elio Vittorini, che dopo averlo letto più volte suggerisce a D'Arrigo di integrare la storia per renderla più epica, pubblicandone svariati parti sulla rivista letteraria "Menabò" dallo stesso Vittorini diretta. Le attenzioni ricevute spingono la Mondadori a stipulare subito un contratto con D'Arrigo, vorrebbero pubblicare un'edizione integrale del romanzo, che nel frattempo, totalmente revisionato e con l'aggiunta di nuovi capitoli, è pronto ad essere mandato in stampa come "I giorni della fera". Quasi prossimi alla pubblicazione, la Mondadori chiede un ultima revisione delle bozze all'autore, che colto da una mania di eccessivo perfezionismo anzichè consegnare il romanzo in tempi brevi, aggiunge, cambia, sostituisce, strappa e riscrive, arrivando ad un romanzo di quasi 1300 pagine, che non ne vuole sapere di venir fuori. Per fare tutto ciò D'Arrigo perde anni, nei quali smette totalemente di fare il giornalista, smette di scrivere sul Menabò ed altre riviste letterarie, incoraggiato solo dalla moglie continua nella sua oceanica opera di revisionismo, la Mondadori pressa per la consegna, i tempi richiesti dalla casa editrice sono andati a farsi benedire, ma non molla lo scrittore, altre case editirici corteggiano D'Arrigo da tempo, Elio Vittorini stesso lo affianca per lunghi periodi pur di arrivare al più presto ad un'edizione definitiva di quel romanzo, per il quale D'Arrigo mette a rischio la propria integrità fisica e mentale, ma che nonostante tutto non si decide acora di pubblicare.
Il romanzo viene pubblicato infine nel 1975, quasi vent'anni dopo la prima versione, solo che l'attenzione su quanto stava scrivendo D'Arrigo non è mai calata, anzi, lo scrittore diventa vittima di un'eccessiva morbosità da parte delle maggiori testate letterarie, in tutto il mondo aspettano la pubblicazione di quello che dovrebbe essere il punto di unione tra l'Odissea di Omero, l'Ulisse di Joyce e del Vecchio e il mare di Hemingway. Il romanzo verrà pubblicato come Horcynus Orca, è la storia di 'Ndria Cambria, marinaio della Regia Marina che all'indomani dell'armistizio tra il governo italiano e le forze alleate nel 1943, torna nella sua città, Cariddi, che noi sappiamo in realtà a quale zona si riferisce, trovandola totalemente distrutta e cambiata dalla guerra, e con la paura costante di un mostro marino che infesta lo stretto, l'Orcaferone. Non essendo critico letterario non andrò oltre con la descrizione del romanzo, ma è quello che succede dopo la pubblicazione del romanzo che ritengo interessante. In un primo tempo la critica lo stronca, troppo lunga l'attesa per un romanzo che risulta di difficile comprensione, perchè scritto tra il dialetto stretto, un italiano troppo forbito e delle terminologie coniate dallo stesso D'Arrigo per l'occasione, inoltre l'autore si rifiuta di scrivere di suo pugno un glossario anche se viene ripetutamente invitato a farlo dalla casa editrice, l'eccessiva lunghezza è un altro dei punti salienti contro cui la critica si scaglia.
Ma nonostante tutto, il romanzo vende solo con la prima edizione più di 80.000 copie in breve tempo, le successive ristampe anche in versione economica ne sanciscono un successo sorprendente, il romanzo viene richiesto e venduto anche all'estero, anche la critica cambia punto di vista, annoverandolo come uno dei capolavori assoluti e titolo di riferimento dello sperimentalismo italiano. Grazie a D'Arrigo ed alla sua perseveranza, stretto e messinesità fanno il giro del mondo, a distanza di anni non esiste libreria in Italia che non annoveri ancora l'Horcynus Orca tra gli scaffali dei best sellers.
Ciò che ha fatto la fortuna dello scrittore però è stata la fine dell'uomo, un D'Arrigo debilitato, stanco, introverso, si estranea dal mondo ed anche dal successo che lo circonda, finisce di viaggiare tra Roma e Messina stabilendosi apatico e stanco nella capitale, il fervore letterario che si è creato attorno a lui gli scivola addosso e solo dopo più di dieci anni, sul finire del 1985, riesce a pubblicare finalmente un secondo romanzo, più che altro per far contenti gli editori che non se stesso. "La cima delle nobildonne" è un romanzo totalmente diverso dal precedente, scarno, non arriva neanche a 200 pagine, scritto in un italiano irreprensibile forse a volte un pò troppo tecnico, perchè lo ambienta negli ambienti medici, dove un bellissimo ma pericoloso ermafrodito, con ogni mezzo e favorito dai milioni che un emiro innamorato mette a disposizione, fa di tutto pur di diventare donna. Su questo romanzo di più non so, al contrario dell'Horcynus Orca non l'ho mai letto, mi sono basato su ciò che ho trovato sul web anche perchè sembra sia un romanzo quasi impossibile da reperire. Le stesse fonti ribadiscono un riscontro di vendite e di critiche molto lontane dal precedente, però questo romanzo ha comunque un merito: quello di risvegliare D'Arrigo, che si rilancia a piccoli passi nell'ambiente letterario, concentrandosi sopratutto nella trasposizione teatrale del suo romanzo guida, lui che la recitazione ce l'ha nel sangue, avendo partecipato addirittura come attore in uno dei film più importanti del suo grande amico Pasolini, ovvero "Accattone". Partecipa come parte attiva a premi, interviste, si rimette alla scrittura, dichiarando più volte di avere un'altra epica idea per un nuovo romanzo del quale stava preparando le linee guida, pur essendo consapevole di non avere più la forma fisica e mentale per gestire un nuovo Horcynus Orca.
Stefano D'Arrigo muore nella sua casa romana il 2 maggio del 1992, all'epoca i media diedero a questa scomparsa la stessa attenzione data per la morte di autori forse più noti come Moravia, perchè soprattutto tra gli scrittori contemporanei, in pochi sono riusciti a lasciare il segno con un'unica corroborante opera, D'Arrigo forse c'è riuscito, lottando contro le imposizioni di critica ed editori, seguendo fino in fondo il suo progetto, mettendo Messina al centro del suo mondo è riuscito a portarla in giro per il mondo intero, per questo messinesicalmente parlando, ritengo Stefano D'Arrigo un grande messinese, forse non uno dei primi cinque, ma uno scrittore degno di nota come pochi altri.
mercoledì 3 agosto 2011
La storia di quei due
La storia di quei due, di quei due di quelle impronte la, è una bellissima storia d'amore, di quelle da romanzo italiano, complicata ma bellissima come potrebbero scrivere Fabio Volo o Niccolò Ammaniti, solo che loro potrebbero ma non l'hanno fatto, allora quei due questa storia non la leggono, non la scrivono e non la raccontano, semplicemente la vivono, e si tengono per loro i momenti salienti e toccanti, lasciando al prossimo solo un trailer da far venire invidia.
Mi spiace per chi legge e non sa, purtroppo continuerà a non sapere di quei due, perchè la loro storia è un rebus, complicato ma che ha sempre una soluzione, è comica perchè quei due di risate se ne sono fatte davvero tante, è un thriller, perchè una vera storia d'amore ha anche i suoi momenti di suspence e di paura.
E' una storia che è stata talvota drammatica, ma sempre con il lieto fine.
E' una storia difficile, perchè quei due non sono persone comuni, sono persone normali, però in maniera eccezionale.
La storia di quei due oggi compie 5 anni, qualcuno potrebbe dire che nacque dal nulla ascoltando nuvole e lenzuola ad un concerto dei Negramaro, solo che nuvole e lenzuola quella sera l'hanno cantanta almeno 5 volte, non poteva non nascere così, era scritto, ma quei due non l'hanno detto a nessuno.
La storia di quei due nacque col piccio di un pò di persone, siete così diversi dicevano, non arriverete a settembre.
Siete così diversi dicevano, non arriverete a Natale.
Siete così diversi dicevano, non la sueperate l'estate.
In effetti quei due erano così diversi, ma dagli altri però, ed arriva un altro 3 di agosto e quei due avevano già deciso di sposarsi, anche questo era scritto, ma quei due furboni anche questa volta non l'hanno detto a nessuno.
E saputo questo la storia di quei due è proseguita col piccio di un pò più di persone, vi conoscete da così poco tempo voi, ma chi ve lo fa fare?
Non avete abbastanza soldi, ma chi ve lo fa fare?
Non avete abbastanza tempo, ma chi ve lo fa fare?
Quei due sapevano chi glielo faceva fare, lo volevano fare loro, infatti l'hanno fatto, nel frattempo arriva un altro 3 di agosto e loro hanno già tutto pronto per il loro matrimonio, e tanto per cambiare era scritto, ma quei due vanno avanti per la loro storia, e non lo dicono di nuovo a nessuno.
Dopo il matrimonio quei due si accorgono che c'è una piccola comunità in città pronta a distribuire quantità industriali di piccio, se li ritrovano ovunque, in giro per strada, tra i presunti amici, qualcuno anche in famiglia, così tanto piccio che quei due si devono armare di molta pazienza e buona volontà, e riescono a creare uno scudo antipiccio dentro la loro casetta Paradiso protetti dal quale quei due continuano la loro storia da film senza dirlo a nessuno.
Ne succedono di cose, il piccio un pò di danno lo fa, quei due però tirano avanti, e senza ascoltare niente e nessuno si ritrovano in un altro 3 di agosto belli spaparanzati a mare e neri come non mai, giornate di sole mare e granite, cene con bistecche di brontosauro e birra fredda, notti in giro col motorino dalla città alla provincia, quei due non pensavano che anche questo fosse scritto, ma siccome lo era, hanno ritenuto giusto non dirlo a nessuno.
Poi c'era scritto che dall'abbraccio di un week-end francese sarebbe venuto fuori un regalo, quei due avrebbero voluto tacere anche questa volta, ma questo regalo sarebbe stato abbastanza evidente, e così a malincuore l'hanno dovuto dire in giro. Quando la notizia prese finalmente forma ormai c'era un piccolo paese sparapiccio, manco se il piccio lo avesse creato il destino a farmville, ne ha mandate avvisaglie questo piccio, ma quei due ed il loro regalo festeggiavano un altro 3 di agosto in un ristorantino lungo la riviera, dentro la loro cupola immaginavano, programmavano, fantasticavano, in quel momento senza rendersene conto erano quei due che stavano scrivendo, consapevoli di non voler fare leggere nulla a nessuno.
Quei due poi l'hanno scartato quel regalo, nel frattempo il piccio contro di loro era stato approvato all'unanimità dalla camera e dal senato, con voto bipartisan sia da destra che da sinistra, una cosa mai vista nello stato italiano, una nazione intera a buttare piccio, autorizzati dal governo.
Quei due stavolta il colpo l'hanno sofferto, ne hanno scritte di litigate nelle loro storie, ma in fondo c'è scritto anche che si ama litiga, chi si sopporta fa le smorfie e chi si odia si ignora, e quei due ne hanno amore da scrivere, anche perchè adesso quei due sono arrivati a questo 3 di agosto che sono in 3, con una corrazza tecnoandroicofuturistico ologrammatica programmata per combattere la proliferazione di piccio nel mondo, nel loro piccolo mondo di cui quei due ne continueranno a scrivere di cose, sempre cercando di non fare sapere niente a nessuno, sperando che un giorno possa essere anche scritto che se a qualcuno da fastidio la storia di quei due, che si scrivano le loro di storie che quei due piccio non ne mandano a nessuno.
La storia di quei due in sintesi è questa qua, una bellissima storia d'amore dove solo quei due forse ci potranno capire qualcosa, ma in fondo se l'ho scritto è proprio perchè quei due vogliono che sia solo così.
lunedì 1 agosto 2011
Per lei
Per lei sto litigando con il mondo intero, ed è un controsenso, perchè lei regala solo sorrisi dolci.
Per lei ho passato giorni di silenzio dentro me stesso, mentre lei senza parlare i silenzi me li ha sempre riempiti.
Per lei ho passato notti insonni sperando si addormentasse presto e mattine assonnate sperando si svegliasse subito.
Per lei ho rivalutato l'amore che provo verso chi lei me l'ha regalata, pensavo forse già immenso, ed era solo un puntino di ciò che provo adesso.
Per lei sono diventato fan delle sanitarie.
Per lei faccio la barba due volte a settimana.
Per lei ho già scaricato tutti i film della Disney, Trilli compreso.
Per lei divento cretino con una sola smorfia che mi fa.
Per lei riempo il computer di foto e poi ne scatto altre ancora perchè mi sembrano sempre poche.
Per lei ballo da campione Chu Chu ua.
Per lei ho cantato cento volte al giorno Pinocchio.
Per lei sono diventato geloso di lei ed anche di tutte le sue cose, mentre prima lo ero solo di chi lei l'ha fatta insieme a me (anche se nn ci crede :-p)
Per lei vorrei essere l'uomo più danaroso del mondo, ma non il più ricco, perchè con lei lo sono già.
Per lei un solo passo è una conquista e non un passo solo.
Per lei ho pregato un'altra volta.
Per lei ho riempito una casa di colori, ma se dorme in un'altra stanza mi sembra sempre grigia e vuota.
Per lei guardo forzatamente con speranza quel futuro che prima per me era solo un punto interrogativo.
Per lei Hello Kitty anche senza la bocca ha il suo libro di filastrocche e canzoncine.
Per lei ogni novità è un raggio di sole che spunta da un cielo nero nero ma che con lei si allarga ogni giorno sempre di più in un azzurro candido come lei.
Per lei il mare ha plasmato i suoi occhi, che come il mare sono chiari, profondi e immensi.
Per lei anche il giorno più storto è sempre più bello del giorno prima.
Per lei ho ascoltato un milione di canzoni, quella bella che fa per lei non l'hanno ancora scritta e non credo ci riusciranno mai.
Per lei il farfugliare è musica ed il balbettare è poesia.
Per lei mi auguro tutto il bene del mondo, anzi no, il mondo non mi basta, diciamo dell'universo, e come l'universo sarà un bene in espansione.
Per lei potrei continuare a scrivere all'infinito, ma sarebbe tempo perso, perchè è più bello viverla che scriverla.
Per lei non dedico solo queste parole, ma la mia vita intera.
Per lei ho passato giorni di silenzio dentro me stesso, mentre lei senza parlare i silenzi me li ha sempre riempiti.
Per lei ho passato notti insonni sperando si addormentasse presto e mattine assonnate sperando si svegliasse subito.
Per lei ho rivalutato l'amore che provo verso chi lei me l'ha regalata, pensavo forse già immenso, ed era solo un puntino di ciò che provo adesso.
Per lei sono diventato fan delle sanitarie.
Per lei faccio la barba due volte a settimana.
Per lei ho già scaricato tutti i film della Disney, Trilli compreso.
Per lei divento cretino con una sola smorfia che mi fa.
Per lei riempo il computer di foto e poi ne scatto altre ancora perchè mi sembrano sempre poche.
Per lei ballo da campione Chu Chu ua.
Per lei ho cantato cento volte al giorno Pinocchio.
Per lei sono diventato geloso di lei ed anche di tutte le sue cose, mentre prima lo ero solo di chi lei l'ha fatta insieme a me (anche se nn ci crede :-p)
Per lei vorrei essere l'uomo più danaroso del mondo, ma non il più ricco, perchè con lei lo sono già.
Per lei un solo passo è una conquista e non un passo solo.
Per lei ho pregato un'altra volta.
Per lei ho riempito una casa di colori, ma se dorme in un'altra stanza mi sembra sempre grigia e vuota.
Per lei guardo forzatamente con speranza quel futuro che prima per me era solo un punto interrogativo.
Per lei Hello Kitty anche senza la bocca ha il suo libro di filastrocche e canzoncine.
Per lei ogni novità è un raggio di sole che spunta da un cielo nero nero ma che con lei si allarga ogni giorno sempre di più in un azzurro candido come lei.
Per lei il mare ha plasmato i suoi occhi, che come il mare sono chiari, profondi e immensi.
Per lei anche il giorno più storto è sempre più bello del giorno prima.
Per lei ho ascoltato un milione di canzoni, quella bella che fa per lei non l'hanno ancora scritta e non credo ci riusciranno mai.
Per lei il farfugliare è musica ed il balbettare è poesia.
Per lei mi auguro tutto il bene del mondo, anzi no, il mondo non mi basta, diciamo dell'universo, e come l'universo sarà un bene in espansione.
Per lei potrei continuare a scrivere all'infinito, ma sarebbe tempo perso, perchè è più bello viverla che scriverla.
Per lei non dedico solo queste parole, ma la mia vita intera.
lunedì 25 luglio 2011
Niente da capire
Niente da capire è una gran bella canzone di Francesco De Gregori, la prima dell'album del 1974 che porta il suo nome, che con una poetica del tutto cantautoriale ricorda un vecchio amore, la frase che più mi ha colpito di questa canzone è sempre stata "seduto o non seduto faccio sempre la mia parte, con l'anima in riserva e con il cuore che non parte", mentre tutti gli amanti del poeta romano preferiscono sempre ricordare "ma se i tuoi occhi fossero ciliegie, io non ci troverei niente da dire".
E non c'è niente da capire.
Il testo di questa canzone va interpretato tenendo bene a mente sempre il punto di vista di un cantautore, di ciò che dice e che in realtà sottintende, se non riesci a capire il testo rimane comunque una bella canzone da cantare a squarciagola, perchè dalle canzoni non sempre è fondamentale estrarre un significato, ti può piacere la musica, la melodia, l'incastro delle parole anche se ad un primo ascolto non sembrano avere un senso, sarà ancora più bella questa canzone quando il senso in realtà ti accorgi che ce l'ha e che sei stato tu a scoprirlo.
Ciò che faccio fatica ad interpretare ultimamente però non sono le canzoni, ma l'informazione.
Dalle nostre parti c'è già il problema della faziosità dell'informazione, in televisione su 7 telegiornali 3 sono vergognosamente berlusconiani (TG1, TG4 e Studio Aperto), 2 sono berlusconiani e governativi (TG2 e TG5) uno pseudosinistroide (il TG3 schiavo del PD), uno solo obiettivo, il TG7 di Enrico Mentana, ultimo baluardo dell'informazione non lottizzata. Poi c'è la piattaforma satellitare con l'invasiva Sky News, che va contro berlusconi per questioni economiche, ma sempre di destra è.
Tra questi, qualunque sia il tuo credo politico, alcuni sarebbero proprio da censurare per inutilità, il TG4 in primis, non si può mandare in onda come telegiornale una mezz'ora di farneticazioni di un pazzo leccaculo come fede, ed anche Studio Aperto sarebbe da abolire, però ahimè la formula sangue, tette e culi riscuote successo, ma non chiamatemi informazione chi annuncia la strage di Oslo dopo averti svelato in esclusiva nazionale dov'è che va a fare la vacanza valeria marini.
Ci sono sempre i giornali, che però hanno un limite, non ti danno notizie fresche, perchè si fermano sempre al giorno prima. Per fortuna di giornali ce ne stanno tanti con le edizioni on-line, ma per capire realmente le notizie che scrivono devi conoscere la loro storia, e renderti conto di come vanno le cose adesso in Italia, quindi se leggi il giornale o libero devi sapere che quelli sono i giornali di punta della famiglia berlusconi, che scrivono pure il falso pur di non ammettere le fangate del premier e del governo, se leggi il Corriere della Sera o la Repubblica leggi storici giornali liberi da ogni condizionamento politico e quindi obiettivi, ma che vengono accusati di essere giornali comunisti quando spesso e volentieri pubblicano tutte le vergogne del nano malefico, o vengono accusati di essere venduti quando mettono a nudo l'inutilità della sinistra italiana portata avanti dal pd. Questo solo per citarne alcuni, per ognuno ci sarebbe un commento da fare, ma il punto non è analizzare punto per punto il collocamento di ogni testata giornalistica rispetto alla politica nazionale, il vero dilemma è che così non si può più andare avanti, perchè per essere informato ogni volta non devo mettermi a fare analisi politica, io voglio sapere i fatti, ciò che mi aspetta, ciò che dovrò affrontare, io come cittadino quindi entità ho il diritto di sapere ciò che accade e non di sapere quello che fa più comodo a chissà chi.
Prendi i TG berlusconiani: hanno parlato di quel folle assassino di Oslo come killer della porta accanto con una smisurata passione per i templari, nessuno è andato a dire che era un'evangelico fascista perchè tra gli evangelici ed i fascisti ci stanno tanti elettori del loro capo, se al suo posto ci fosse stato uno scapestrato capellone allora non avrebbero esitato a scrivere che si trattava di un terrorista comunista filoislamico. Per capire di più sulla follia omicida del pazzo norvegese ho visto 6 telegiornali su 7 e letto le edizioni on line di Corriere, Repubblica, Stampa e Fatto Quotidiano, io che ho sete di sapere solo così sono riuscito a farmi un'idea reale di come sono andate le cose. Ma chi non si pone il mio stesso obiettivo e si limita e vedere al primo Tg che passano in TV un'informazione distorta dalla realtà, che idea si farà sulla situazione? Se ci sono milioni di intercettazioni telefoniche che dicono che il "nostro" premier si è riempito la casa di prostitute minorenni e poi arriva fede che dice che sono solo invenzioni dei giornali comunisti che vogliono far cadere il governo, e la tv dei 3/4 dei vecchietti italiani vede solo il Tg di fede tra una soap opera e l'altra come gli si può spiegare a questi poveri illusi le fangate del nostro primo ministro? Ma il problema non è solo questo, rimprovero anche a chi si vanta di fornire un'informazione obiettiva che spesso lo fa usando termini e parole inappropriate e fuori luogo, a volte penso che non conviene a nessuno che il cittadino sia realmente informato, meglio spiegare i fatti con parolone da interpretare piuttosto che dire le cose come stanno con i termini di tutti i giorni, troppi cittadini capaci di sapere la verità sarebbero scomodi a chi ha un potere immane, quello di controllare l'informazione. Io non sono un laureato ma non mi ritengo ignorante, perciò mi sforzo di capire ed interpretare certe cose di cui posso essere d'accordo con i contenuti, ma mai con la forma. La manovra finanziaria è stata un rebus, ho cercato di capire leggendo di tutto e di più dove e come ci stavano fregando, ma solo alla fine, solo dopo l'approvazione hanno parlato con parole chiare ed hanno detto come stavano realmente le cose, e cioè che ancora una volta aumenteranno tasse e toglieranno agevolazioni a chi già fatica ad arrivare a fine mese come me piuttosto che toccare politici, classe dirigente e redditi alti. Avrebbe fatto un altro effetto averlo saputo prima che venisse approvata, magari ci sarebbe stato il tempo di fare un pò di caciara e cambiare qualcosa, la verità è venuta fuori troppo tardi, eppure sui giornali si parlava di quesata manovra, usando termini che laureati in economia facevano già fatica a decifrare, figurasi noi comuni mortali cittadini medi.
Chiedere che ci sia un'informazione pluralista ma obiettiva, dettagliata ma semplice, opinionistica ma non faziosa, più umana ma non utopistica, sarà sempre l'obiettivo di un paese libero e civile, ma siccome il nostro non è nè uno nè l'altro non c'è niente da capire...
E non c'è niente da capire.
Il testo di questa canzone va interpretato tenendo bene a mente sempre il punto di vista di un cantautore, di ciò che dice e che in realtà sottintende, se non riesci a capire il testo rimane comunque una bella canzone da cantare a squarciagola, perchè dalle canzoni non sempre è fondamentale estrarre un significato, ti può piacere la musica, la melodia, l'incastro delle parole anche se ad un primo ascolto non sembrano avere un senso, sarà ancora più bella questa canzone quando il senso in realtà ti accorgi che ce l'ha e che sei stato tu a scoprirlo.
Ciò che faccio fatica ad interpretare ultimamente però non sono le canzoni, ma l'informazione.
Dalle nostre parti c'è già il problema della faziosità dell'informazione, in televisione su 7 telegiornali 3 sono vergognosamente berlusconiani (TG1, TG4 e Studio Aperto), 2 sono berlusconiani e governativi (TG2 e TG5) uno pseudosinistroide (il TG3 schiavo del PD), uno solo obiettivo, il TG7 di Enrico Mentana, ultimo baluardo dell'informazione non lottizzata. Poi c'è la piattaforma satellitare con l'invasiva Sky News, che va contro berlusconi per questioni economiche, ma sempre di destra è.
Tra questi, qualunque sia il tuo credo politico, alcuni sarebbero proprio da censurare per inutilità, il TG4 in primis, non si può mandare in onda come telegiornale una mezz'ora di farneticazioni di un pazzo leccaculo come fede, ed anche Studio Aperto sarebbe da abolire, però ahimè la formula sangue, tette e culi riscuote successo, ma non chiamatemi informazione chi annuncia la strage di Oslo dopo averti svelato in esclusiva nazionale dov'è che va a fare la vacanza valeria marini.
Ci sono sempre i giornali, che però hanno un limite, non ti danno notizie fresche, perchè si fermano sempre al giorno prima. Per fortuna di giornali ce ne stanno tanti con le edizioni on-line, ma per capire realmente le notizie che scrivono devi conoscere la loro storia, e renderti conto di come vanno le cose adesso in Italia, quindi se leggi il giornale o libero devi sapere che quelli sono i giornali di punta della famiglia berlusconi, che scrivono pure il falso pur di non ammettere le fangate del premier e del governo, se leggi il Corriere della Sera o la Repubblica leggi storici giornali liberi da ogni condizionamento politico e quindi obiettivi, ma che vengono accusati di essere giornali comunisti quando spesso e volentieri pubblicano tutte le vergogne del nano malefico, o vengono accusati di essere venduti quando mettono a nudo l'inutilità della sinistra italiana portata avanti dal pd. Questo solo per citarne alcuni, per ognuno ci sarebbe un commento da fare, ma il punto non è analizzare punto per punto il collocamento di ogni testata giornalistica rispetto alla politica nazionale, il vero dilemma è che così non si può più andare avanti, perchè per essere informato ogni volta non devo mettermi a fare analisi politica, io voglio sapere i fatti, ciò che mi aspetta, ciò che dovrò affrontare, io come cittadino quindi entità ho il diritto di sapere ciò che accade e non di sapere quello che fa più comodo a chissà chi.
Prendi i TG berlusconiani: hanno parlato di quel folle assassino di Oslo come killer della porta accanto con una smisurata passione per i templari, nessuno è andato a dire che era un'evangelico fascista perchè tra gli evangelici ed i fascisti ci stanno tanti elettori del loro capo, se al suo posto ci fosse stato uno scapestrato capellone allora non avrebbero esitato a scrivere che si trattava di un terrorista comunista filoislamico. Per capire di più sulla follia omicida del pazzo norvegese ho visto 6 telegiornali su 7 e letto le edizioni on line di Corriere, Repubblica, Stampa e Fatto Quotidiano, io che ho sete di sapere solo così sono riuscito a farmi un'idea reale di come sono andate le cose. Ma chi non si pone il mio stesso obiettivo e si limita e vedere al primo Tg che passano in TV un'informazione distorta dalla realtà, che idea si farà sulla situazione? Se ci sono milioni di intercettazioni telefoniche che dicono che il "nostro" premier si è riempito la casa di prostitute minorenni e poi arriva fede che dice che sono solo invenzioni dei giornali comunisti che vogliono far cadere il governo, e la tv dei 3/4 dei vecchietti italiani vede solo il Tg di fede tra una soap opera e l'altra come gli si può spiegare a questi poveri illusi le fangate del nostro primo ministro? Ma il problema non è solo questo, rimprovero anche a chi si vanta di fornire un'informazione obiettiva che spesso lo fa usando termini e parole inappropriate e fuori luogo, a volte penso che non conviene a nessuno che il cittadino sia realmente informato, meglio spiegare i fatti con parolone da interpretare piuttosto che dire le cose come stanno con i termini di tutti i giorni, troppi cittadini capaci di sapere la verità sarebbero scomodi a chi ha un potere immane, quello di controllare l'informazione. Io non sono un laureato ma non mi ritengo ignorante, perciò mi sforzo di capire ed interpretare certe cose di cui posso essere d'accordo con i contenuti, ma mai con la forma. La manovra finanziaria è stata un rebus, ho cercato di capire leggendo di tutto e di più dove e come ci stavano fregando, ma solo alla fine, solo dopo l'approvazione hanno parlato con parole chiare ed hanno detto come stavano realmente le cose, e cioè che ancora una volta aumenteranno tasse e toglieranno agevolazioni a chi già fatica ad arrivare a fine mese come me piuttosto che toccare politici, classe dirigente e redditi alti. Avrebbe fatto un altro effetto averlo saputo prima che venisse approvata, magari ci sarebbe stato il tempo di fare un pò di caciara e cambiare qualcosa, la verità è venuta fuori troppo tardi, eppure sui giornali si parlava di quesata manovra, usando termini che laureati in economia facevano già fatica a decifrare, figurasi noi comuni mortali cittadini medi.
Chiedere che ci sia un'informazione pluralista ma obiettiva, dettagliata ma semplice, opinionistica ma non faziosa, più umana ma non utopistica, sarà sempre l'obiettivo di un paese libero e civile, ma siccome il nostro non è nè uno nè l'altro non c'è niente da capire...
lunedì 18 luglio 2011
Turistici per caso
Chi ricorda la trasmissione "turisti per caso"? Andava in onda sui rai tre qualche anno fa, in pratica la simpatica ma bruttisima coppia formata da Susy Bladi e Patrizio Roversi girava il mondo intero, dalle località più famose agli eremi più sconosciuti, in un viaggio costante che durava anni e che guardavo con invidia più che altro perchè ieri come oggi nn potevo permettermi di viaggiare, e se pensavo che quei due lo facevano alla faccia di noi contribuenti con i soldi del canone, beh, l'invidia montava ancora di più che ti portava quasi ad essere iracondo. Lo scopo di questo programma non era proprio quello di far vedere i luoghi visitati dalla coppia, ma bensì come ci si poteva divertire ugualmente organizzandosi sul momento. In realtà questo non è poi tanto difficile, perchè se i posti che visiti sono organizzati come si deve, non fai per nulla fatica a sistemare dalle cose importanti ai piccoli dettagli, ed anche se organizzata all'ultimo secondo, la vacanza al posto giusto non ti lascerà mai deluso.
Per questo sono nati e si sono sviluppati a dismisura i famosi viaggi last minute, prenoti all'ultimo minuto posti vacanza che qualcun'altro prima di te aveva già prenotato e magari pagato profumatamente salvo poi rinunciare per cause di forza maggiore, le agenzie rivendono quel posto al minimo perchè anche sottocosto rende sempre di più di un posto vuoto. Poi sta a te saperti organizzare in poco tempo, ma se il luogo in cui vai è caratterizzato da un'elevata cultura turistica, avrai poco di cui preoccuparti, ti offrirà sempre qualcosa per non dimenticare una vacanza anche se organizzata all'improvviso.
Da qualche annetto a questa parte, per la gioia dei miei occhi e di chi mi sta vicino, anche la nostra "bella" città di Messina pare sia diventata meta sempre crescente di turismo di massa, con il porto quasi sempre strapieno di meravigliose navi da crociera, sempre più grandi e mastodontiche, sono presenti le migliori compagnie mondiali, dalla Costa alla M.S.C., dalla Carnival alla Royal Carribean, fino a quelle più esotiche o sconosciute, lo stretto è diventato un via vai di navi da urlo, che dal balcone di casa guardarle è uno spettacolo. Le guardi e sogni ad occhi aperti, perchè io una volta nella vita in crociera ci sono stato, e non esagero quando vi dico che è una vacanza bellissima. Sei servito, riverito, coccolato, l'ambiente ti offre tutto ciò che cerchi in una vacanza, ci vorrebbero altri dieci post per spiegare quanto è bello fare una crociera. Il bello non è solo stare sulla nave, ma è anche scendere a terra cercando di visitare nel breve tempo che hai a disposizione le grandi città dove la nave attracca, quando puoi paghi le escursioni e ti fai scorrazzare senza pensare a nulla, ma siccome le escursioni si fanno pagare, molto spesso ci si organizza come "turista fai da te", ma nelle città giuste, neanche questo è un problema.
Ma nella nostra "bella" città di Messina, è possibile fare il "turista fai da te"? Cosa offriamo noi a tutte quelle persone che anzichè partire in pullmann verso Taormina preferiscono farsi un giro attirati dalla vista mozzafiato? Ahimè, non offriamo praticamente nulla...
Ma Messina è o non è una città dalla forte vocazione turistica? No, non lo è affatto...se le grandi compagnie di navigazione scelgono di fermarsi a Messina è solo per una questione puramente economica, da noi grazie al porto franco, le tasse portuali da pagare sono bassissime, unisci questa spesa irrisoria anche ad una questione puramente logistica, dallo stretto ci devi passare per forza è allora fa comodo fermarsi, e capisci il perchè di tante navi nei nostri porti. Di questa occasione d'oro, nessuno e ribadisco nessuno, ne ha saputo trarre giovamento. Passando dalla cortina del porto ogni giorno per andare al lavoro, non puoi fare altro che notare "lo schifo" di persone che si buttano all'assalto dei poveri turisti senza manco dargli il tempo di respirare. Loschi figuri si inventano tassisti ed abusivamente con prezzi da paura portano con mezzi di fortuna i turisti in tour che non avranno difficoltà a dimenticare, approcciano le persone con fare malandrino e li perseguitano anche a lungo, con buona pace dei tassisti veri e con licenza che fanno le ore piccole per prendere un posto in un angolino dimenticato del porto a vantaggio dei loschi sopra citati. Non parliamo poi della fila di ambulanti di tutte le nazionalità che assaltano i malcapitati croceristi prima di entrare o uscire nell'area demaniale, del camioncino messo al centro della carreggiata per vendere infime granite a prezzi da bar di lusso, i cacciatori di elemosine con i cartelli ho fame, giovanottini locali che si "guardano il passio" nella speranza di arraffare qualche borsa, per non parlare degli auotomobilisti che passano di li ansiosi solo di far vedere quanto sono bravi a correre e che pare vogliano fare di tutto per mettere sotto chi attraversa la strada, turista o meno.
E non per fare il solito disfattista, ma in questo caso le istituzioni dove sono? Offri protezione ai turisti? Offri qualcosa di concreto ai turisti?
Per non fare quello che scrive a vanvera in questi giorni mi sono spulciato una quantità industriale di blog e forum di croceristi, perchè dovete sapere che ci sono una marea di persone che lo fanno come hobbie alla faccia di chi nella vita si è permesso solo quella del viaggio di nozze e da allora sogna la seconda, dico in questi forum appena cerchi giudizi su Messina trovi solo la tristezza più assoluta, pur sottolineando la bellezza dei luoghi, della città, del panorama mozzafiato che offre, il resto è solo nulla assoluto. Pullulano post sulla sporcizia, sull'inciviltà delle persone, sulla mancanza di musei, negozi aperti, di mezzi che permettono ai croceristi di poter fare un giro veloce dei monumenti, altri post segnalano il macello di persone losche che poco fa ho citato come un qualcosa di mai visto nel resto del mondo, in molti si sono pentiti di non aver pagato l'escursione per Taormina, una cosa buona, credetemi, non c'è. Eppure, se senti parlare sindaco ed assessori in tv sono tutti contenti e soddisfatti, quasi euforici, perchè i dati dicono che il turismo a Messina cresce. Mettiamola così, le città non nascono con una vocazione turistica, sono le opportunità che la fanno tale, noi le opportunità le abbiamo, perchè non sfruttarle? Perchè ci va bene così? Perchè tanto chi ci deve guadagnare, loscamente, già ci guadagna? Perchè di più non si può fare?
Ma stiamo scherzando?
Abbiamo la possibilità di sfruttare al meglio l'opportunità che una botta di fortuna tremenda ci offre, e noi la lasciamo scappare sottovoce ed in silenzio, sfruttare questa risorsa affinchè si possano accontentare i turisti e far girare denaro in città, creando posti di lavoro, che potrei fare un nuovo post per elencare solo le prime che mi sono venute in mente, ma a chi proporle se a chi comanda in città la cosa interessa ben poco? Guarda però come è diventato operativo il sindaco quando il suo signore e padrone Franza gli ha chiesto di fare il porticciolo turistico...
Ma non ce la possiamo prendere solo con i politici, le forze dell'ordine se ne sbattono di tutto, mai vista una pattuglia a controllo dei turisti, le persone stesse fanno di tutto per rendere Messina una città peggiore di quanto già non è...che tristezza!
Mettiamola così, io amo Messina, è la mia città e mi piace da morire, è come una di quelle fidanzate che pur essendo bellissime sono delle vere luride fuori e dentro, tu speri sempre che arrivi qualcuno che ne faccia una persone migliore, così com'è non ti piace ma sei cotto di lei e non ne puoi farne a meno, che cosa ti rimane da fare?
Sperare che ci sia almeno un'altra persona che la pensi come me li dove un pensiero conta, e magari qualcosa si potrebbe iniziare a fare, granello qua, granello la, un pò di sabbia alla fine la metti insieme, e con la sabbia puoi farci vetro o castelli, devi prima raccoglierne un pò altrimenti un colpo di vento e vola via, io nel frattempo, continuo a guardare tutte le navi che entrano ed escono dal porto con invidia...
Per questo sono nati e si sono sviluppati a dismisura i famosi viaggi last minute, prenoti all'ultimo minuto posti vacanza che qualcun'altro prima di te aveva già prenotato e magari pagato profumatamente salvo poi rinunciare per cause di forza maggiore, le agenzie rivendono quel posto al minimo perchè anche sottocosto rende sempre di più di un posto vuoto. Poi sta a te saperti organizzare in poco tempo, ma se il luogo in cui vai è caratterizzato da un'elevata cultura turistica, avrai poco di cui preoccuparti, ti offrirà sempre qualcosa per non dimenticare una vacanza anche se organizzata all'improvviso.
Da qualche annetto a questa parte, per la gioia dei miei occhi e di chi mi sta vicino, anche la nostra "bella" città di Messina pare sia diventata meta sempre crescente di turismo di massa, con il porto quasi sempre strapieno di meravigliose navi da crociera, sempre più grandi e mastodontiche, sono presenti le migliori compagnie mondiali, dalla Costa alla M.S.C., dalla Carnival alla Royal Carribean, fino a quelle più esotiche o sconosciute, lo stretto è diventato un via vai di navi da urlo, che dal balcone di casa guardarle è uno spettacolo. Le guardi e sogni ad occhi aperti, perchè io una volta nella vita in crociera ci sono stato, e non esagero quando vi dico che è una vacanza bellissima. Sei servito, riverito, coccolato, l'ambiente ti offre tutto ciò che cerchi in una vacanza, ci vorrebbero altri dieci post per spiegare quanto è bello fare una crociera. Il bello non è solo stare sulla nave, ma è anche scendere a terra cercando di visitare nel breve tempo che hai a disposizione le grandi città dove la nave attracca, quando puoi paghi le escursioni e ti fai scorrazzare senza pensare a nulla, ma siccome le escursioni si fanno pagare, molto spesso ci si organizza come "turista fai da te", ma nelle città giuste, neanche questo è un problema.
Ma nella nostra "bella" città di Messina, è possibile fare il "turista fai da te"? Cosa offriamo noi a tutte quelle persone che anzichè partire in pullmann verso Taormina preferiscono farsi un giro attirati dalla vista mozzafiato? Ahimè, non offriamo praticamente nulla...
Ma Messina è o non è una città dalla forte vocazione turistica? No, non lo è affatto...se le grandi compagnie di navigazione scelgono di fermarsi a Messina è solo per una questione puramente economica, da noi grazie al porto franco, le tasse portuali da pagare sono bassissime, unisci questa spesa irrisoria anche ad una questione puramente logistica, dallo stretto ci devi passare per forza è allora fa comodo fermarsi, e capisci il perchè di tante navi nei nostri porti. Di questa occasione d'oro, nessuno e ribadisco nessuno, ne ha saputo trarre giovamento. Passando dalla cortina del porto ogni giorno per andare al lavoro, non puoi fare altro che notare "lo schifo" di persone che si buttano all'assalto dei poveri turisti senza manco dargli il tempo di respirare. Loschi figuri si inventano tassisti ed abusivamente con prezzi da paura portano con mezzi di fortuna i turisti in tour che non avranno difficoltà a dimenticare, approcciano le persone con fare malandrino e li perseguitano anche a lungo, con buona pace dei tassisti veri e con licenza che fanno le ore piccole per prendere un posto in un angolino dimenticato del porto a vantaggio dei loschi sopra citati. Non parliamo poi della fila di ambulanti di tutte le nazionalità che assaltano i malcapitati croceristi prima di entrare o uscire nell'area demaniale, del camioncino messo al centro della carreggiata per vendere infime granite a prezzi da bar di lusso, i cacciatori di elemosine con i cartelli ho fame, giovanottini locali che si "guardano il passio" nella speranza di arraffare qualche borsa, per non parlare degli auotomobilisti che passano di li ansiosi solo di far vedere quanto sono bravi a correre e che pare vogliano fare di tutto per mettere sotto chi attraversa la strada, turista o meno.
E non per fare il solito disfattista, ma in questo caso le istituzioni dove sono? Offri protezione ai turisti? Offri qualcosa di concreto ai turisti?
Per non fare quello che scrive a vanvera in questi giorni mi sono spulciato una quantità industriale di blog e forum di croceristi, perchè dovete sapere che ci sono una marea di persone che lo fanno come hobbie alla faccia di chi nella vita si è permesso solo quella del viaggio di nozze e da allora sogna la seconda, dico in questi forum appena cerchi giudizi su Messina trovi solo la tristezza più assoluta, pur sottolineando la bellezza dei luoghi, della città, del panorama mozzafiato che offre, il resto è solo nulla assoluto. Pullulano post sulla sporcizia, sull'inciviltà delle persone, sulla mancanza di musei, negozi aperti, di mezzi che permettono ai croceristi di poter fare un giro veloce dei monumenti, altri post segnalano il macello di persone losche che poco fa ho citato come un qualcosa di mai visto nel resto del mondo, in molti si sono pentiti di non aver pagato l'escursione per Taormina, una cosa buona, credetemi, non c'è. Eppure, se senti parlare sindaco ed assessori in tv sono tutti contenti e soddisfatti, quasi euforici, perchè i dati dicono che il turismo a Messina cresce. Mettiamola così, le città non nascono con una vocazione turistica, sono le opportunità che la fanno tale, noi le opportunità le abbiamo, perchè non sfruttarle? Perchè ci va bene così? Perchè tanto chi ci deve guadagnare, loscamente, già ci guadagna? Perchè di più non si può fare?
Ma stiamo scherzando?
Abbiamo la possibilità di sfruttare al meglio l'opportunità che una botta di fortuna tremenda ci offre, e noi la lasciamo scappare sottovoce ed in silenzio, sfruttare questa risorsa affinchè si possano accontentare i turisti e far girare denaro in città, creando posti di lavoro, che potrei fare un nuovo post per elencare solo le prime che mi sono venute in mente, ma a chi proporle se a chi comanda in città la cosa interessa ben poco? Guarda però come è diventato operativo il sindaco quando il suo signore e padrone Franza gli ha chiesto di fare il porticciolo turistico...
Ma non ce la possiamo prendere solo con i politici, le forze dell'ordine se ne sbattono di tutto, mai vista una pattuglia a controllo dei turisti, le persone stesse fanno di tutto per rendere Messina una città peggiore di quanto già non è...che tristezza!
Mettiamola così, io amo Messina, è la mia città e mi piace da morire, è come una di quelle fidanzate che pur essendo bellissime sono delle vere luride fuori e dentro, tu speri sempre che arrivi qualcuno che ne faccia una persone migliore, così com'è non ti piace ma sei cotto di lei e non ne puoi farne a meno, che cosa ti rimane da fare?
Sperare che ci sia almeno un'altra persona che la pensi come me li dove un pensiero conta, e magari qualcosa si potrebbe iniziare a fare, granello qua, granello la, un pò di sabbia alla fine la metti insieme, e con la sabbia puoi farci vetro o castelli, devi prima raccoglierne un pò altrimenti un colpo di vento e vola via, io nel frattempo, continuo a guardare tutte le navi che entrano ed escono dal porto con invidia...
mercoledì 13 luglio 2011
Si fa presto a dire V.I.P.
V.I.P. è la sigla con la quale vengono indicate all'estero le persone veramente importanti (Very Important Person), termine che dagli anni '60 in poi è entrato a pieno regime anche nel nostro vocabolario, solo che dal mio punto di vista, forse con eccessivo zelo.
Si abusa della parola V.I.P.
Le persone veramente importanti tali sono perchè hanno un ruolo fondamentale nella nostra società, per cui se dobbiamo pensare ai veri V.I.P. allora mi vengono in mente Rita Levi Montalcini, Umberto Veronesi, Roberto Saviano, così solo per citare al volo i primi nomi veramente importanti che mi sono passati per la testa.
Ma se alla maggior parte delle persone, dalla signora dei quartieri popolari ai ricchi rampolli di famiglia, da chi non è arrivato a conseguire la licenza media ai laureati con master a carico, dico se alla stragrande maggioranza degli italiani chiedi chi sono i V.I.P. per loro, se dovessi fare un elenco di queste "importanti personalità" che vengono citate rapportate a ciò di realmente "importante" fatto nelle loro vite, allora c'è da sbattersi la testa al muro.
Se corona e belen sono V.I.P., se i ragazzi di amici sono V.I.P., se tronisti , veline, calciatori o starlette della tv sono V.I.P., se anche renzo bossi detto il trota, vergognoso esempio di nepotismo politico, viene sbattuto in prima pagina su quei rotocalchi pieni solo di tette, culi e pettegolezzi, allora mi viene da fare una riflessione: o non siamo più in grado di dare alle parole il giusto significato, o la considerazione delle nostre vite è prossima allo zero.
La prima ipotesi è quella che ritengo plausibile, se una collega oggi critica me che leggo il fatto quotidiano perchè è un giornale comunista che non parla delle persone serie, e viene in ufficio con sottobraccio non so quale rivista patinata con illustri sconosciuti al mare in copertina, sottolineandomi che è importante sapere che emma ha sconfitto il cancro e che ora si vuole sposare, è importante sapere che le veline litigano per un calciatore e ora con che coraggio balleranno insieme, è impotante quasi da provare sdegno e vergogna sapere di milli carlucci che denuncia barbara d'urso perchè gli fotte il programma, mentre io ancora cerco di capire quale danno può recare su noi comuni mortali la manovra finanziaria di un governo dittatoriale, io che non capisco una mazza di economia mi rendo conto che governo ed opposizione si stanno di nuovo alleando per sodomizzare il popolo italiano, leggo che l'unica voce fuori dal coro che quella di Vendola, che io ritengo un vero V.I.P. perchè non si vende alle vergogne della politica italiana, e allora cara collega, chi è veramente importante?
Se i fatti diranno che è la seconda ipotesi quella realistica, allora scusatemi però mi tiro fuori, io ho ancora un'alta condiderazione della mia vita e delle persone che mi circondano da poter considerare V.I.P. il primo scappato di casa che mostra panza e presenza al grande fratello, non voglio salire sulla cima della montagna come Zarathustra per gurdare e giudicare gli altri dall'alto verso il basso, ma se la vostra vita vale qualcosa, allora non potete considerare importante chi cazzeggia in televisione, chi fa finta di cantare, chi cammina col culo di fuori dimostrando la sua zoccolaggine per poi venire beatificata dal pettegolo conduttore gay di turno, chi ha considerazione della propria vita allora è un vero V.I.P., su queste persone non ci saranno riviste patinate e paparazzi telecomandati, non ci sarà la collega di turno a giudicarvi più importanti di Gino Strada, però che bello alla fine di ogni giornata di duro lavoro potersi guardare allo specchio onesti e soddisfatti...
Si abusa della parola V.I.P.
Le persone veramente importanti tali sono perchè hanno un ruolo fondamentale nella nostra società, per cui se dobbiamo pensare ai veri V.I.P. allora mi vengono in mente Rita Levi Montalcini, Umberto Veronesi, Roberto Saviano, così solo per citare al volo i primi nomi veramente importanti che mi sono passati per la testa.
Ma se alla maggior parte delle persone, dalla signora dei quartieri popolari ai ricchi rampolli di famiglia, da chi non è arrivato a conseguire la licenza media ai laureati con master a carico, dico se alla stragrande maggioranza degli italiani chiedi chi sono i V.I.P. per loro, se dovessi fare un elenco di queste "importanti personalità" che vengono citate rapportate a ciò di realmente "importante" fatto nelle loro vite, allora c'è da sbattersi la testa al muro.
Se corona e belen sono V.I.P., se i ragazzi di amici sono V.I.P., se tronisti , veline, calciatori o starlette della tv sono V.I.P., se anche renzo bossi detto il trota, vergognoso esempio di nepotismo politico, viene sbattuto in prima pagina su quei rotocalchi pieni solo di tette, culi e pettegolezzi, allora mi viene da fare una riflessione: o non siamo più in grado di dare alle parole il giusto significato, o la considerazione delle nostre vite è prossima allo zero.
La prima ipotesi è quella che ritengo plausibile, se una collega oggi critica me che leggo il fatto quotidiano perchè è un giornale comunista che non parla delle persone serie, e viene in ufficio con sottobraccio non so quale rivista patinata con illustri sconosciuti al mare in copertina, sottolineandomi che è importante sapere che emma ha sconfitto il cancro e che ora si vuole sposare, è importante sapere che le veline litigano per un calciatore e ora con che coraggio balleranno insieme, è impotante quasi da provare sdegno e vergogna sapere di milli carlucci che denuncia barbara d'urso perchè gli fotte il programma, mentre io ancora cerco di capire quale danno può recare su noi comuni mortali la manovra finanziaria di un governo dittatoriale, io che non capisco una mazza di economia mi rendo conto che governo ed opposizione si stanno di nuovo alleando per sodomizzare il popolo italiano, leggo che l'unica voce fuori dal coro che quella di Vendola, che io ritengo un vero V.I.P. perchè non si vende alle vergogne della politica italiana, e allora cara collega, chi è veramente importante?
Se i fatti diranno che è la seconda ipotesi quella realistica, allora scusatemi però mi tiro fuori, io ho ancora un'alta condiderazione della mia vita e delle persone che mi circondano da poter considerare V.I.P. il primo scappato di casa che mostra panza e presenza al grande fratello, non voglio salire sulla cima della montagna come Zarathustra per gurdare e giudicare gli altri dall'alto verso il basso, ma se la vostra vita vale qualcosa, allora non potete considerare importante chi cazzeggia in televisione, chi fa finta di cantare, chi cammina col culo di fuori dimostrando la sua zoccolaggine per poi venire beatificata dal pettegolo conduttore gay di turno, chi ha considerazione della propria vita allora è un vero V.I.P., su queste persone non ci saranno riviste patinate e paparazzi telecomandati, non ci sarà la collega di turno a giudicarvi più importanti di Gino Strada, però che bello alla fine di ogni giornata di duro lavoro potersi guardare allo specchio onesti e soddisfatti...
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