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venerdì 17 febbraio 2012

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 5: Gli annio '80 ed il Sanremo boom

Continua la mia personalissima visione del festival con altri occhi. E' il momento di indagare sugli anni '80, gli anni del rampantismo, gli anni del nuovo boom economico, gli anni della Milano da bere in tutti gli spot ed in tutti i film, gli anni della pubblicità ovunque, dell'invasione delle televisioni commerciali.
Col senno di poi possiamo dire che in realtà sono stati anni catastrofici e se siamo nella cacca fino al collo in questo momento è perchè proprio negli anni '80 la situazione ci è sfuggita di mano.
Però si stava da Dio, sono stati gli anni della mia infanzia, me li sono goduti in pieno e ci penso sempre con piacere, viva gli anni'80!
La musica degli '80 è stata qualcosa di pazzesco, ma non perchè fosse migliore rispetto ad altre annate, ma perchè forse la si cominciava a fruire in maniera diversa, forse maggiore, alla portata di tutti. La radio pullulava di stazioni libere ad ogni scatto della manopola, tutti avevamo un cugino o un amico dell'amico che lavorava in radio e ti doppiava la cassetta con i pezzi del momento, poi c'era la mania dei video, finita la scuola subito dopo pranzo di corsa nella stanzetta a guardare Deejay Television, così che anche un ragazzino delle elementari come ero io all'epoca sapeva tutto di tutto dei Duran Duran o dei Depeche Mode.
Ed è proprio in quegli anni che il festival per me è diventato una tradizione, tre serate davanti alla TV, ed alla domenica, quando finalmente le potevano passare per radio, tutti pronti con il registratore e la cassettina a registare le canzoni che passavano sperando che lo speaker non ci parlasse sopra.
Adesso, posso assicurarvi che c'è gente che ha già scaricato le canzoni prima ancora che iniziasse il festival, senza nessuna soddisfazione...
Il festival ovviamente ha cercato di adeguarsi a quello spirito, erano i grandi show condotti quasi sempre dal Pippo nazionale, i più grandi artisti internazionali facevano a gara per andare ad esibirsi, rigorosamente in playback, sul teatro dell'Ariston, e c'erano mille manifestazioni collaterali, ogni tv passava special dal pomeriggio fino all'inizio della serata, rigorosamente con la sigla dell'Eurovisione come con le partite dell'Italia.
Chi si può dimenticare di Peter Gabriel che saltava sopra il pubblico impomatato cantando "Shock the monkey" o dei Queen, minchia i Queen, che cantavano "Radio GaGa"? E delle milioni di ragazzine fuori dal teatro nottate intere aspettando che Simon LeBon ed i Duran Duran facessero una prova? In quei tempi ne eri per forza attratto, forse anche per questo tutt'oggi, pur essendo avverso alla maggior parte dell musica che propongono al festival, io continuo impeterrito a guardarlo, e chissà quanti come me sono stati condizionati da questa tendenza giovanile.
Il festival cominciò ad adeguarsi, nel 1980 fu chiamato alla conduzione un trio davvero improbabile, il noto Dj Claudio Cecchetto, l'attrice Olimpia Carlisi ed un giovane comico emergente che segnerà la storia del festival: Roberto Benigni.

Le sue battute imbarazzarono e non poco la RAI, la più nota, quando con un eufemismo tipicamente toscano, chiamò il Papa "Woytilaccio", espressione che scatenò un putiferio, ma che in Toscana in realtà è molto amorevole, ma vallo a spiegare ai bigotti delle altre 19 regioni...e fece scalpore anche il lungo bacio che Benigni assestò alla sua collega contro ogni parere della direzione. In gara c'erano già le basi per quella che sarebbe stata la musica italiana del decennio, con Toto Cutugno a vincere ed il giovane Pupo a sbancare le classifiche musicali, ma nella lista dei partecipanti, una canzone che farebbe fatica a trovare spazio anche oggi dopo più di trent'anni: "Voglio l'erba voglio" di Francesco Magni, cantautore ovviamente scomparso dopo quell'interpretazione.
L'anno dopo, per non ripetere lo sbaglio dell'anno precedente, il comico chiamato ad appoggiare il confermatissimo Claudio Cecchetto fu Massimo Troisi, ma che si ritirò last minute dopo la pretesa della RAI di censurare i suoi interventi. Il 1981 il pezzo più famoso fu la sigla, ideata dal presentatore per l'occasione, il nonplusultra degli anni '80, la mitica "Gioca jouer",ma fu un anno pieno zeppo di grandsi successi radiofonici che ancora adesso sentiamo nelle serate trash a tema, e che hanno visto trionfare Alice con "Per Elisa" e l'esrodio boom di Fiorella Mannoia con "Caffè nero bollente", insomma, nessuno può lamentarsi della qualità di certe interpreti. Nel 1982 sempre con Cecchetto alla conduzione, per evitare problemi si scelse di non affiancare comici ospitandone ogni sera uno diverso e facilemente malleabile, anche da questo festival vennero fuori tante di quelle canzonette anni'80 da serata estiva, la storia che mi ha fatto più impressione è stata quella di Mia Martini, di lei pensavano tutti portasse sfiga, solo per questa ignobile ignoranza fu esclusa da ogni manifestazione e da ogni contratto discografico, fino a quando non fu imposta la sua presenza dall'organizzazione, lei portò una bellissima canzone di Fossati "E non finisce mica il cielo", non vinse, ma per lei fu istituito un premio apposito, il premio della critica, che dopo qualche anno e dopo la sua scomparsa, porterà direttamente il suo nome. Indimenticabile è stata anche l'interpretazione di un giovane cantautore emiliano, contro tendenza e certamente poco festivaliero, ma che diventò un mito da qual momento in poi, si chiamava Vasco Rossi e con "Vado al massimo" vendette milioni di dischi pur arrivando penultimo: da qual momento in poi si concretizzò la regola che di solito chi arriva fra gli ultimi, vende molto più dei primi, un pò come dare ragione a chi pensava alle giurie piene di signore bigotte. All'inizio del post vi dicevo di come le star internazionali non si fecero problemi a salire sul palco dell'Ariston, in questa edizione, fra i tanti, addirittura Kiss e Van Halen, niente male davvero.
Nel 1983 nonostante i dischi venduti, Vasco continuò ad arrivare penultimo, ma "Vita spericolata" fu un inno generazionale, di un festival che sfornò anche il più grande successo nazionalpopolare della storia, "L'italiano" di Toto Cutugno e che vedeva esibirsi i partecipanti in playback ed addirittura in inglese. Il premio della critica lo vinsero i Matia Bazar, lontani parenti del gruppeto da festa in piazza di oggi, "Vacanze romane" fu un capolavoro.
Il 1984 fu l'anno del grande ritorno di Pippo Baudo alla conduzione anche se io lo ricordo come l'anno dei Queen che a mio avviso oscurarono tutto il resto della musica presente. La verà novità di quell'anno fu quella di separare le canzoni in due gruppi, quello dei Big e quello delle Nuove proposte.
Il 1985 fu l'anno della musica inglese a Sanremo, ospiti come Duran Duran, Spandau Ballet, Bronski Beat, Frankie goes to Hollywood, fecero impazzire i ragazzi dell'epoca che come vi avevo già accennato fecero notatte intere ad aspettare dietro al teatro, tanto che dovettero intervenire le forze dell'ordine. Le regazzine più bigottelle si fecero ammaliare dal messicano Luis Miguel che cantava "Noi ragazzi di oggi", nel cast anche questa volta il penultimo sbancò il botteghino: la canzone "Donne" di Zucchero, vi dice niente?
Il 1986 lo ricordo come se fosse ieri, i miei preferiti all'epoca così come adesso, furono i Righeira con "Innamoratissimo" vestiti strambi ma davvero con una marcia in più, curiosa fu la gara dentro la gara, quando cioè otto trai più grandi cantanti internazionali presentarono i loro video inediti pronti a farsi giudicare dalla stampa italiana, con David Bowie come vincitore assoluto.
Nel 1987 fecero le cose talmente in grande con gli ospiti stranieri che per lasciare più spazio al pubblico giovane crearono una tensostruttura apposita chiamat Palarock, che ospitò Paul Simon, Bangles, Tom Robinson, Cutting Crew, Spandau Ballet, Level 42, Bob Geldof, Simply Red, Erasure, Frankie goes to Holliwood, Nick Kamen, Pet Shop Boys, the Smiths, Europe, Style Council, Duran Duran e gli Eight Wonder di Patsy Kensit, famosa per la spallina caduta che la lasciò a seno nudo per tutta l'esibizione per la gioia di noi ragazzini brufolosi. Al festival fu l'anno di "Si può dare di più" di Tozzi, Ruggeri e Morandi, con il premio della critica consegnata ad un'ispiratissima Fiorella Mannoia e "Quello che le donne non dicono". Nel 1987 si presentò in gara Francesco Nuti, noto comico che però parve più ispirato di tanti cantanti veri, la sua "Sarà per te" fu poi intepretata da Mina riscuotendo un notevole successo, per noi siculi fu mitica la partecipazione del più grande gruppo rock siciliano, i Denovo che cantarono "Ma che idea". Si continuò a puntare sul palarock che questa volta ospitò Paul McCartney, Whitney Houston, Michael Stipe dei R.E.M., David Coverdale, Chris Rea. Belinda Carlisle, Rick Astley, Bryan Ferry, Joe Cocker, Art Garfunkel, Robbie Robertson, Terence Trnt D'Arby, Manatthan Transfer, A-Ha, Eight Wonder, Suzanne Vega, Shirley Bassey, Spagna, George Harrison, Wet Wet Wet, Black, Debbie Gibson, Little Steven, Johnny Hates jazz, Guesh Patti e gruppi rock del calibro di Def Leppard e Bon Jovi. Un tale livello di ospiti internazionali rischiò di mettere in secondo piano il cast dei partecipanti, per questo dall'anno successivo, dal 1989, si tornò di nuovo tutti all'Ariston, ma anche questa volta il folto cast di ospiti finì col prendere il sopravvento sui partecipanti, dei quali ricordiamo con simpatia quello che fu all'epoca l'idolo dei ragazzini e che adesso è forse il maggior cantante italiano, ovverò Jovanotti che cantò "Vasco" canzone che oggi come allora, non si poteva sentire. Il successo fondamentale di quell'annata fu della compianta Mia Martini con "Almeno tu nell'universo".

mercoledì 15 febbraio 2012

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 4: una stella tra gli anni bui (Rino Gaetano al festival)

Gli echi delle rivoluzioni mondiali si sa, da noi arrivavano sempre con qualche anno di ritardo. Dopo il '68 nel mondo fu molto forte il movimento femminista, al quale in Italia si guardava sempre con diffidenza e timore, per questo, ancora una volta, Celentano scelse di cavalcare la controtendenza, ed in coppia con la moglie Claudia Mori, vinse Sanremo del 1970 con l'inno "Chi non lavora non fa l'amore", mi credete se vi dico che al giorno d'oggi quasi nessuno ha capito il senso di questa canzone? Gli organizzatori lo capirono eccome, forse troppo tardi, per questo decisero dalla successiva edizione, quella del 1971 di censurare parecchi testi obbligando gli autori a modifiche strutturali delle loro canzoni, rischiando seriamente di comprometterne il senso. La vittima più celebre fu Lucio Dalla, arrivato quasi inosservato al suo terzo festival che aveva portato una canzone dal titolo "Gesù bambino", che per il festival si trasformò in "4 marzo 1943", nonostante la censura (la famosa strofa che inneggiava alla gente del porto in realtà si riferiva a ladri e buttane) diventò una delle canzoni più famose della musica italiana.
Alla faccia di chi censura e di chi opprime la libertà di espressione altrui.
Gli anni '70 furono gli anni bui del festival, la musica che andava per la maggiore non era certo musica da festival, erano gli anni di piombo e del terrorismo, in Italia facevano sfracelli i cantautori (e meno male che ci sono stati loro) nel resto del mondo il soul ed il rock progressive. I canzonettari italiani erano molto più famosi all'estero che in patria, gruppi come i Ricchi & Poveri lanciati dal festival erano idolatrati tra la Francia e la Germania mentre da noi venivano a stento ascoltati. La RAI in quel periodo non trasmetteva neanche la diretta televisiva, ma nell'accozaglia di vari generi proposti al festival spiccavano comunque canzoni importanti ed indimenticabili, una per ogni genere: nel 1972 infatti grande successo ebbero cantautori quali Peppino Gagliardi con "Come le viole" o la grande conferma di Lucio Dalla con "Piazza grande", il rock alternativo poteva contare sul grande impatto dei Delirium e dell'inno spirituale "Jesahel".
Nel 1974 per cercare di smobilitare un pò le acque, si decise di dividere il cast tra i "campioni", veterani più o meno noti, ed i "giovani" cantanti alle prime esperienze, dei quali alla fine un paio venivano mandati in finale con gli altri a giocarsi la vittoria, sperando di trovare tra questi ultimi un pò di linfa nuova per il sempre più bistrattato festival, figuratevi che in quell'anno la diretta televisiva fu realizzata da una televisone privata napoletana, mentre la RAI si limitò a madare uno special in un'unica puntata qualche giorno dopo la sua conclusione. Nel 1976 per cercare di riavvicinare il pubblico a Sanremo ci fu l'invasione degli ospiti stranieri, che fecero passare in secondo piano i partecipanti in gara, nel 1977 si afferrò al volo l'ultima tendenza ospitando in gara la maggior parte dei gruppi new romantic che seminavano mielose sviolinate per radio a fine anni '70 facendo la felicità di mio fratello Paolo: Albatros, Matia Bazar, il Giardino dei Semplici, i Collage, i Santo California ed i vincitori Homo Sapiens con "Bella da morire", tutti gruppi quasi emergenti ma che ebbero il merito, alemeno per il festival, di attirare nuovamente l'attenzione del grande pubblico televisivo.
L'anno che sicuramente è da tenere in maggiore considerazione di questa decade è senza dubbio il 1978, il decennio fu un continuo rivoluzionare delle rivoluzioni precedenti, impazza la discomusic in tutto il mondo, tra gli ospiti internazionali ricordo con piacere i Village People e le loro gaissime coreografie. La vittoria finale andò ancora una volta ad un gruppo, quei Matia bazar che rispetto a tutto il movimento new romantic si stava evolvendo verso un sound più internazionale. Ma quelli erano anche gli anni del punk, la seconda classificata fu una sconosciuta ragazza barese conciata come una streeter londinese, lei era Anna Oxa, la canzone era l'arcinota "Un'emozione da poco" scritta da Ivano Fossati, il look era stato studiato a tavolino dall'icona trash Ivan Cattaneo, e lei diventò in breve tempo una star. Ma quella che a mio modesto avviso è stata la più grande partecipazione sanremese della storia era qualla di un giovane cantautore romano di origini calabresi arrivato terzo, un paio di pezzi lo avevano attenzionato al grande pubblico, la RAI lo vedeva di cattivo occhio per i suoi testi e per il suo essere un anticonformista: era Rino Gaetano, la canzone era "Gianna", il successo fu clamoroso, il passavoce sulla sua partecipazione fu linfa nuova per il festival che ebbe nuovamente un successo insperato.
L'interpretazione di Gianna resterà negli annali della musica, il presentarsi ad un pubblico bigotto in cilindro, chitarrina e scarpe da ginnastica sotto il frac, scimmiottare il playback, non ha mai avuto eguali. E' anche per questa interpretazione che io continuo a guardare il festival, da più di 30anni aspetto un'altra esibizione del genere, il mitico Rino, per lui e solo per lui ci vorrebbe un post a parte che giuro prima o poi scriverò.
L'anno dopo il festival era stato ormai rilanciato dall'effetto Rino Gaetano, tornò il successo di pubblico anche con una gara piena zeppa di illustri sconoscuti, ricordo con attenzione il secondo classificato, il pluristrumentista Enzo Carella che con la canzone "Barbara" cercò una nuova strada portando il funky in Italia.

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 3: quanto hanno rotto con questi anni '60

Il successo degli urlatori nelle ultime edizioni, il volere del pubblico giovane che adesso è parte fondamentale degli ascoltatori del festival, la sempre maggiore ingerenza della RAI che pretende la presenza degli emergenti delle proprie trasmissioni: l'edizione del 1961 qualcuno la ricorderà come una vera edizione rivoluzionaria, intendiamoci, dobbiamo sempre ricordarci quali erano i tempi e che siamo in Italia...
Se guardiamo la lista dei partecipanti notiamo l'ingresso in gara di Mina, Milva, Little Tony, Edoardo Vianello, Pino Donaggio, Tony Renis, Joe Sentieri e Gianni Meccia, non guardiamo a questa gente con gli occhi del 2012 ma con quelli del 1961. Come fece scalpore l'ingresso in gara di alcuni loschi individui che cercavano di fare musica cercando altre strade rispetto a quelle che tutti percorrevano, scrivendosi i testi anzichè propinare quelli dei soliti autori, supervisionando la musica, cercando temi più profondi e meno canzonettari, più in la li avrebbero chiamati "cantautori" ed in questa edizione ci troviamo Umberto Bindi, Bruno Martino, Gino Paoli e Giorgio Gaber. Ma indipendentemente da chi ha vinto, la vera rivoluzione del festival la fece un giovane ragazzo milanese ai quei tempi militare, che diede le spalle al pubblico intonando la sua 24000 baci: Adriano Celentano nel 1961 porta il rock in Italia, porta il rock a Sanremo, ma porta sopratutto, l'anticonformismo.

Dal 1962 al 1965 venne confermata la regola della canzonetta facile portata al successo dalle varie starlette televisive, vennero fuori canzoni di grande successo anche internazionale, come la Quando quando quando di Tony Renis o Io che non vivo di Pino Donaggio, in quegli anni Sanremo rispecchiava in tutto e per tutto l'ottimismo del boom economico, dobbiamo aspettare il 1966 per vedere qualcosa di diverso, in questa edizione infatti venne data voce anche alle prime ribellioni giovanili sostenute dai vari gruppi di "Capelloni", in questo caso ci furono l'Equipe '84 e dall'estero gli Yardbirds, ai primi cenni di forte presa di posizione femminile segnati dal grande successo di Caterina Caselli con Nessuno mi può giudicare, ma ancora una volta fu il ritorno di Adriano Celentano a fare la differenza, portando per la prima volta un testo realmente impegnato al festival, Il ragazzo della via Gluk. In Italia in effetti tutti osannavano il boom economico, non esisteva nessuno che osava far notare alla gente come l'industrializzazione selvaggia stava cominciando a rovinare il paese, la sua presa di coscienza aprì gli occhi ad una grossa fetta di pubblico, cosa che fece di Adriano un personaggio malvisto dalle lobby di potere nazionali che nell'ignoranza generale potevano avere vita molto più facile.
Anno cruciale fu anche il successivo, il 1967, i capelloni invasero la lista dei partecipanti, Bisogna saper perdere dei Rokes o Proposta dei Giganti prosegurono la strada della ribellione giovanile, ma ciò che più si ricorderà di quell'anno fu il sucidio di Luigi Tenco. In quegli anni si sa, i cantautori non venivano visti di buon occhio, lui aveva un carattere un pò fragile, la sua fu unanimemente considerata la canzone più bella di quell'anno, ma non arrivò neppure in finale. Mentre ai giorni nostri questo è un vanto, all'epoca poteva segnare un'onta per qualcuno, si suppone sia stato questo il motivo per il quale si suicidò sparandosi un colpo in testa nella sua camera d'albergo.
Nel 1968 Sanremo volle omaggiare la musica nera americana, Loius Armstrong cantò addirittura in italiano, Wilson Pickett rese internazionale la canzone Deborah del negro bianco italiano Fausto Leali. Wilson Pickett tornò un anno dopo, ma non perchè ci aveva provato gusto, ma perchè avrebbe voluto a tutti costi cantare la canzone che lo vide quell'anno sul palco, canzone che vide esordio ed unica partecipazione attiva di Lucio Battisti sul palco di Sanremo con Un'avventura.

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 2: la tristezza degli anni '50 sferzata dagli urlatori

Il festival nacque nel 1951 dietro una geniale imbeccata dell'allora direttore del casinò di Sanremo Angelo Nicola Amato, che aveva seguito qualche estate prima ad un maldestro tentativo di festival canoro nazionale organizzato in Versilia. L'idea fu sviluppata assieme al conduttore radiofonico Angelo Nizza, che da parte sua propose questa idea ai vertici EIAR (il vecchio acronimo della RAI) di Torino, che accettò di buon grado trasmettendone la diretta radiofonica fin dalla prima edizione, collaborando sporadicamente anche all'organizzazione generale.
Nei primi anni, dal 1951 al 1957, suppongo sia stato di una noia pazzesca, in gara ci stavano praticamente sempre le stesse persone a palleggiarsi diverse canzoni, che però grazie al boom della radiodiffusione ebbero un eco tale in tutto il paese che fecero del festival uno degli eventi nazionali più noti ed attesi già dalle prime edizioni. Tra il '56 ed il '57 arrivano anche le prime trasmissioni video da quella che era la prima sede storica, il casinò per l'appunto, ma a parte questo, le baruffe tra un'orchestra e l'altra ed i capricci della star dell'epoca Nilla Pizzi, non c'è veramente nulla da segnalare.
La prima vera rivoluzione si ebbe nel 1958, tra i soliti noti la nuova organizzazione pretese di aggiungere dei volti nuovi ed emergenti, tipo quel Johnny Dorelli ad esempio, che la nostra generazione ricorda più come attore che come cantante. Nel mezzo, si pretese la presenza di un autore già abbastanza noto, Domenico Modugno, ma che come interprete era malvisto dalla società dell'epoca perchè faceva parte di quella categoria di cantanti detta "urlatori" che contrastava con quelli che erano i parametri dell'epoca. Alla faccia di chi ci vedeva già un pericolo per le giovani generazioni (ma che tempi erano? cacchio, parliamo di Modugno!) vinse a mani basse con quello che fu il più grande successo italiano di tutti i tempi: Nel blu dupinto di blu, unico disco italiano ad aver venduto oltre 50 milioni di copie, senza parlare delle re-interpretazioni celebri, su tutte quella di the King Elvis Presley. Un successo di tale portata fece da traino per tutto il festival di Sanremo, che pur limitando le nuove partecipazioni al minimo vide trionfare anche per i successivi anni, 1959 e 1960 di nuovo Modugno e l'altro urlatore Tony Dallara: la celeberrima Romantica adesso può sembrare marciume sonoro, ma per quei tempi era una vera e propria coltellata nel costato.

Meno male che c'è YouTube, così qualche riferimento video riusciamo cmq a beccarlo....

Anche un Cicciologo guarda Sanremo - parte 1: quando tra il letame spunta un fiore

Ascolto musica da sempre, è la mia vita, se non ho la colonna sonora in sottofondo per gran parte della mia giornata non carburo. Da sempre mi sono vantato di essere un esperto di musica, ma non perchè suonassi chissà quale strumento, ma perchè ho sempre preferito, fin da piccolo, catalogare i miei ascolti su certe qualità che nella musica ascoltata da gran parte delle persone non trovo.
Quindi gran parte delle persone che come me glorifica un certo tipo di musica, troverebbe di cattivo gusto andare a guardare il festival, solo che io nn ce la faccio, è più forte di me, io lo guardo e lo commento anche, scusando la presunzione, con un punto di vista certamente superiore rispetto a tanti altri, perchè io amo la musica, e non amo quello che passano per radio, è diverso.
Gurado il festival non tanto x la musica, se devo essere sincero, ma fin da quando ero piccolino in una casa nazionalpopolare come la mia Sanremo era una tradizione, sempre le stesse discussioni e gli stessi commenti, tra i miei genitori ed i vicini o gli zii, al primo giorno tutte le canzoni erano più brutte rispetto a quelle dell'anno prima, nell'ultima serata spuntavano fuori capolavori mai ascoltati prima, e vinceva sempre la canzone peggiore, il solito raccomandato.
Non so da quando, ma piano piano dentro questo baraccone multimediale io comunque ci trovavo sempre qualcosa di positivo e di poco ordinario, così andai a ritroso nella mia personale ricerca, fino a quando non ho trovato certe perle, di certo in mano ai porci, ma che sempre perle sono state. Se guardiamo a ritroso edizione dopo edizione, noteremo che c'è stato sempre qualcosa di inaspettatamente bello e diverso, dai cantautori al rock, dagli alternativi a chi ha scosso e rivoluzionato un epoca tra il bigottismo imperante in quel di Sanremo.
Nel mio piccolo, ed in base ai miei giudizi personalissimi, cercherò per mio puro piacere, andare a fare un resoconto dettagliato anno per anno, magari mi soffermerò di più su alcune cose, altre le tralascerò perchè a mio parere sono irrelevanti.
Insomma io ci provo, e se ce la faccio a scrivere in tempo, prima della chiusura del festival di quest'anno cercherò di fare un resoconto critico anche sul festival in corso, tanto in Italia siamo tutti critici musicali e commissari tecnici, mica sono l'unico tuttologo!


Per chi non lo avesse capito, questi sono i Decibel, grande gruppo punk italiano guidato dal biondo (all'epoca) Enrico Ruggeri, che sconvolse il bigottissimo pubblico sanremese con la canzone Contessa, una canzone fondamentale per il rock italiano...

giovedì 12 gennaio 2012

Io non mi riconosco nel mio stato (d'animo)

Una breve riflessione in piena pausa pranzo.
E' dal lontano 2 novembre che nn scrivo più nulla nel mio blog.
Scrivere per me è sempre stato una valvola di sfogo, lasciare traccia di ciò che penso, di ciò che macina il mio cervello in determinati istanti è sempre stato un qualcosa di positivo e propedeudico, e questo lo ripeto fin dal primo post che ho scritto.
C'è qualche amico che ha preso a cuore ciò che scrivo, magari perchè gli piace ciò che scrivo o magari perchè gli piace solo il fatto che scrivo, cmq, più di una persona mi ha chiesto come mai da tanto tempo nn mi fossi più dedicato alla cura del Cicciologo. Mi hanno proposto argomenti diversi sui quali qualcuno si aspettava le mie reazioni e le mie opinioni, il governo che è caduto, il berlusca che sembrava aver abbandonato la guida del paese mentre in realtà ne è ancora il burattinaio, la Juve che a gennaio è ancora la prima in classifica, a che punto siamo con gli svincoli, le luci di Natale, un pò di dischi nuovi, qualche libro che ho letto, a qualcuno avevo promesso una mia personale piccola biografia dei Beatles, qualcuno mi chiedeva questo, qualcun'altro quello...e poi basta, non è che poi ci sono tutte queste gran persone a seguire il mio blog :-)!
La realtà è che per me scrivere è come parlare, come quelle volte che nn ti va di farlo con nessuno, che vorresti solo stare zitto e dare ascolto ai tuoi pensieri, fino a quando non diventano assordanti e zittisci pure quelli, in questo caso, a me non andava di scrivere, qualsiasi argomento era come se fosse vuoto, apatico, senza alcun interesse reale.
E' questione di stati d'animo, grazie al cielo un blog non è un obbligo, non lo fai x mestiere e non devi dare conto a nessuno, se in certi momenti una testiera davanti non ti ispira nulla, allora il nulla sarà, anche se passano mesi, il tuo blog rimane sempre li, come certi vestiti che stanno belli pronti e stirati dentro l'armadio, ma a te nn va di metterli perchè sembrano troppo colorati, poi però quando tornerai ad indossarli ti dispiacerà averli messi così poco.
Poi adesso non so se da oggi mi sarà realmente tornata la voglia di scrivere o se anche stavolta è un palliativo temporaneo, diciamo pure che adesso il lavoro mi permette molto meno, però non sarà un assillo per me in quanto so che il mio blog aspetta, che forse non ci sarà più nessuno a leggerlo ma intanto è bello sapere che se ritengo che un mio pensiero meriti di lasciare traccia, ho come poterlo fare. E se il silenzio si dovesse protarre ancora a lungo non c'è di che preoccuparsi, anche perchè il silenzio è pur sempre un'opinione, se si riuscisse a ripettare i silenzi altrui e dare ascolto ai propri, magari in giro ci sarebbe sempre meno rumore.



P.S.
Per inciso, "Io non mi riconosco nel mio stato" è il titolo di una bellissima canzone di Marco Notari, dall'album "Babele" del 2008. Marco Notari è giovane cantautore alternativo mai apparso in tv, mai pubblicato da major, mai apparso su MTV e quasi mai passato per radio, ma che vende ed ha più fans dei vari cantantelli di amici o x factor, dopo aergli chiesto virtualmente il titolo in prestito, lo ringrazio pubblicando la sua canzone, perchè è davvero un capolavoro.

mercoledì 2 novembre 2011

Non serve un medico per capire che...

Il bollettino ufficiale del Milan emesso oggi sul caso Cassano sprizza fortunatamente fiducia da ogni poro, ma non serve un medico per capire che in realtà i fatti potrebbero non stare così, e adesso vi spiego il perchè. 
Il bollettino parla di "sofferenza cerebrale su base ischemica. La causa è stata identificata nella presenza di un forame ovale pervio cardiaco interatriale, evidenziabile solo con sofisticati esami specialistici. "  
in sintesi, a causa di un impercettibile forellino nell'alveo, il cuore tende a non funzionare perfettamente con il rischio di provocare principi di ischemie cerebrali. Normalmente in un uomo adulto ci possono essere alte probabilità di un ischemia dopo il quaramtesimo anno di età, perchè è quello più o meno il momento in cui le cellule cerebrali finiscono di riprodursi, parliamo ovviamente di un uomo sano, che abbia avuto un regime di vita normale, senza aver fatto quindi abuso di sostanze stupefacenti, di alcol o di prodotti dopanti. 
Cassano è un atleta, sappiamo che in passato ha avuto la tendenza ad ingrassare nei momenti in cui si allenava poco o con sufficienza, ma questa è una questione di metabolismo, niente a che vedere con presunti problemi cardiaci. Colleghiamo il fatto che per lo stesso motivo, sempre intorno alla quarantina un uomo adulto è maggiormente portato ad avere problemi cardiaci, difficilemente si sente di un infarto prima di questa soglia di età, anche se comunque può capitare. Le due patologie sono strettamente collegate, perchè l'ischemia viene provocata dal mancato afflusso di sangue in determinate zone del cervello. Un piccolo foro come quello diagnosticato a Cassano può provocare un'ischemia, ma difficilemente questo può capitare ad un atleta sano, robusto, allenato e sotto i trent'anni.
E' ovvio, sappiamo tutti che non ci sono solo gli over 40 a soffrire di cuore, sappiamo di tanti bambini ahimè con gravissime patologie cardiache, ma sono casi che si manifestano subito, non covano dentro una persona sana così a lungo.
Tutto questo ragionamento l'ho fatto non per fare li pessimista o per lo spirito di contraddizione, ammiro l'ufficio stampa del Milan che prima di divulgare bollettini ha aspettato che venissero fatti esami approfonditi, anch'io spero di vedere in campo FantAntonio il più presto possibile, la società parla dai 6 ai 10 mesi se tutto va bene, ma leggendo in giro opinioni di medici specialistici a me viene più di qualche dubbio, e mai come questa volta spero di essere smentito. 
Per un fattore però il sospetto ancora ce l'ho: scartando a priori la possibilità di un problema cardiaco spuntato all'improvviso, è mai possibile che un ragazzo sportivo, allenato, obbligato alla vita sana, si accorga soltanto dopo un fortuito malore di avere una malformazione cardiaca? Ma in tutti questi anni esami non ne ha fatti? O dobbiamo pensare che forse, per fare in modo che regga per undici mesi un presunto ritmo di due partite la settimana, si esagera con ceti di tipi di preparazione e allenamenti, tali da non essere supportati anche da un ragazzo preparato?
Poi c'è anche chi pensa male, quanti colleghi hanno già emesso la sentenza "Cassano si bomba e queste sono le conseguenze", ma io non sono tra questi, io penso che da sportivo, vedere giocare Cassano è uno spettacolo, così come lo sono tutti quei giocatori "genio & sregolatezza", ti diverte in campo, e ti fa sempre sorridere fuori, poi magari lo insultavo quando aveva certi colpi di testa che lo hanno sempre limitato, con un filo di cervello in più poteva essere il migliore calciatore del mondo. Io gli faccio i migliori auguri possibili, spero di sbagliarmi e di vederlo in campo quanto prima, se così non sarà comunque posso essere felice, da amante del calcio, di averlo visto giocare, ma su tutta questa situazione, perdonatemi, ma qualcuno non me la racconta giusta.

venerdì 21 ottobre 2011

Autunno, io ti voglio bene

Autunno mio, io ti voglio bene.
Perchè da quando sono nato sei sempre stata la mia stagione preferita, ed anche adesso che duri di meno, ma molto di meno, ti penso sempre con quella piacevole e leggera nostalgia che da sempre mi hai regalato.
In te un pò mi ci riconosco, perchè da te tutti si aspettano momenti cupi, ma lasci tutti spiazzati quando regali certe giornate di sole così luminose, che con l'estate non abbiamo avuto il tempo di apprezzare abbastanza. Ed anche i tuoi momenti cupi, diciamolo chiaramente, sono sempre circondati da colori così vividi che quel cupo cade sempre in secondo piano, come un leggero sfondo che sta li solo perchè li deve stare.
Autunno ti voglio bene perchè sei sempre stata la stagione dei compromessi mancati, non ci sfianchi col caldo e non ci intristisci col freddo, ci permetti di stare vestiti leggeri e non chiedi altro che una giacca leggera con la quale ci rendi sicuri, e siccome c'è chi pensa che ti vesti per come ti senti, allora grazie a te possiamo sentirci leggeri, ma non svuotati.
Autunno ti voglio bene perchè mi hai regalato tanti momenti, tante emozioni, che se potessi paragonare ad un colore, sarebbe di sicuro uno di quei colori vivaci che tiri fuori dal tuo cilindro. Mi hai regalato una moglie, mia hai regalato una figlia, mi hai regalato una famiglia, mi hai regalato l'amore.
Ogni anno aspetto con ansia i tuoi profumi ed i tuoi sapori, il fumo delle castagne che riempe l'aria delle piazze della mia città, il vino nuovo ed il suo colore rubino, i funghi, la frutta secca...mi sembra di mancarti di rispetto ogni volta che mi metto a dieta e ti chiedo scusa per questo, tanto autunno mio se mi conosci bene lo sai che non mancheranno di certo le occasioni per onorare la tua tavola...ci pensi alle ottobrate, i sapori d'autunno, le sagre della castagna, animi e colori la vita di tanti paesini, viene difficile dire di te che sei una stagione triste, se pensiamo a quante feste organizzi...
E senza di te Autunno, neanche il Natale sarebbe più Natale, c'è chi lo ammette e chi no, ma tutto il mondo non vede l'ora di arrivare a Natale, c'è chi lo fa perchè crede, c'è chi lo fa per i regali, c'è chi lo fa perchè ama le lucine e le vie del centro chiuse al traffico ed addobbate a festa, ma diciamoci la verità, senza di te ad accompagnarci per mano, sarebbe di nuovo inverno, che lo si voglia o meno...
Autunno non avrò mai sufficienti parole per ringraziarti abbastanza, per questo ti ho voluto dedicare un pensiero, perchè anche nel mio piccolo nonostante il cielo cupo, anche se qualche nuvola mi passa addosso, io lo so che alla fine ci saranno i tuoi colori ed una meravigliosa giornata di sole a far passare tutte cose, se anche questa volta sarà così, caro autunno mio, rimani ancora un pò che dell'inverno non ho una buona impressione...

giovedì 13 ottobre 2011

Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile


L'Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile è il quarto romanzo in ordine cronologico di quello che posso annoverare tra i miei scrittori preferiti, ovvero Enrico Brizzi. A chi il nome non dice nulla, ricordo soltanto il primo romanzo, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, forse il più clamoroso caso editoriale all'esordio in Italia, di sicuro lo è stato negli anni '90. Jack Frusciante è stato per molti di noi over 30 un romanzo generazionale, tutti avevamo una nostra Aidi nel cuore, tutti avremmo sognato di pedalare per i colli bolognesi come un Girardengo un pò più basso e rock. E molti di noi rockettari ci siamo persino incacchiati di brutto perchè il vero Frusciante di nome va John e non Jack, ma non sapevamo ancora che è stata una licenza quasi poetica da agganciare al romanzo. Dopo qualche anno Brizzi scrisse quello che io considero il suo capolavoro, ovvero Bastogne, che narra dei casini combinati da Ermanno Claypool e Cousin Jerry in una Nizza anni '80 più italiana che se fosse stata realmente in Italia, ricordo di averlo comprato in edizione economica "I Miti" della Mondadori a 6.900 lire, che in copertina c'era ritratto Zanardi di Andrea Pazienza, che questo libro ha fatto il giro di quasi tutti i miei amici più stretti, ognuno sottolineava le sue frasi preferite e mitiche, a guardarlo adesso è segnato quasi ovunque. Poi venne il momento dei Tre ragazzi immaginari, il titolo era come quello di un mitico album dei Cure, avevo aspettative a mille per questo romanzo, ed invece è stata una delusione pazzesca, troppo onirico, troppo personale, si capiva lontano un miglio che era un romanzo scritto più che altro per contratto che non per ispirazione. Arriviamo alle soglie del 2000, in libreria mi capitò davanti l'Elogio di Oscar Firmian, costava quasi 20.000, più di un cd originale, e la foto in copertina non è che poi mi ispirasse più di tanto. Lo comprai però, lessi delle storie di Oscar Firmian, giovane giornalista free-lance che sotto lo psudonimo di avvicinatore Prometeus riusciva a fare interviste impossibili con i personaggi più importanti del momento, da quelle interviste ne scaturivano delle biografie di successo. Il suo agente, Gabrio Spichisi, ricevette la proposta di un giovane rampollo della più importante casa editrice italiana di andare a cercare il suo mito, il cantante di una rock band americana da culto scomparso nel nulla. Tra viaggi, intrecci vari e l'amore con la scrittrice del momento questa intervista non si riesce a fare, ma come finisce di preciso non ve lo dico, primo perchè non è mai bello dire come finisce un libro, secondo perchè in realtà questo post  non vuole essere una critica letteraria, ne il riassunto di un romanzo, ma vuol essere il ricordo di un momento. Si perchè leggere l'Elogio di Oscar Firmian scatenò in me parecchie sensazioni, non era un romanzo particolare, non era eccellente, era un romanzo che poteva scrivere chiunque, pensai più di una volta all'epoca, eppure Brizzi svettava nelle prime posizione nelle classifiche di vendita e veniva ri-osannato dai critici che l'avevano abbandonato prima. Era un romanzo semplicissimo, e a rileggerlo adesso dopo più di dieci anni l'idea è sempre quella, ecco il motivo per cui decisi che era arrivato il momento di comprare il mio primo computer. Avevo mille idee in testa, non vedevo l'ora di metterle in formato word e vedere se riuscivo a concretizzare qualcosa. A turno mi feci supportare dai fratelli Russo, Augusto e Giovanni, amici esperti di computer ma non troppo, mi portarono dritti al negozio Fast computer e mi confezionarono un gioiellino (per l'epoca) davvero niente male, con il case pieno di inserti in plastica trasparente colorata che faceva tanto iMac, il monitor a 17", il modem 56k integrato che bastava collegare al filo del telefono ed usciva fuori quell'indimenticabile trillo che ti faceva capire quando potevi metterti in contatto con il mondo. Avevi la tua bella webcam a forma di palla sopra lo schermo, le casse erano piccoline ma si sentivano una meraviglia, avevo un mousepad carinissimo della Bud, la stampante Epson che faceva un macello pazzesco, ma ci potevi mettere anche le cartucce compatibili e risparmiare un bel pò sulla stampa. Il tutto alla modica cifra di due milioni e mezzo. Il mezzo lo avevo faticosamente raccolto, per i due milioni faccio il mio primo finanziamento Ducato, undici rate da 200mila, a conti fatti dovevo evitare di uscire parecchie sere, ma adesso avevo cosa fare a casa, oltre a leggere ed ascoltare musica.  Le prime sere tempestavo il mio office con tutte le idee che avevo in testa, ci potevo fare almeno una trentina di racconti, ma ero pretenzioso all'epoca e li lasciai tutti come possibili incipit di futuri romanzi, alcuni cercai di legarli assieme anche se si trattava di argomenti lontanissimi tra loro cercando per ore intere il colpo di genio che li potesse miracolosamente unire. Uno di questi incipit mi prese la mano, e in meno di una settimana si trasformò in un romanzo di quasi cento pagine, che aspettava solo una degna e sensata conclusione. Appena si facevano le 23:00 ed avevo la certezza che il telefono non servisse più, attaccavo subito il mio modem e scoprii quanto fosse vasto e smisurato già all'epoca il mondo di internet. Di tutto ciò che mi piaceva trovavo qualcosa, le novità musicali su Radiohead o Marlene Kuntz, tutte le foto di Laetitia Casta di cui all'epoca ero pazzo, tutte salvate in JPG in una cartella solo a lei dedicata. Il sito della Vitaminic che ti metteva a disposizione tutti gli mp3 dei gruppi emergenti. Poi arrivò la Telecom e mi omaggiò tre mesi di ADSL, il primo ADSL, tre mesi che poi diventarono nove, con il bel modem a forma di manta con le lucette azzurre, ed una velocità che mi faceva sbalordire. Scoprì per caso Napster, ed i 16 giga del mio hard disck si ritrovarono sotto pressione dopo breve tempo. Qualsiasi gruppo che mi veniva in mente su Napster c'era, e tu ti divertivi un mondo a vedere il tuo brano che riempiva la sua casella sempre di più fino ad essere definitivamente salvato dentro la cartella My music. Scaricai tutto quello che c'era, ad esempio, sui Metallica e sui Placebo, sugli Stone Roses o Afterhours, dal sito cc covers potevi scaricare le copertine dei cd, ti segnavi tutte le canzoni ed in una sera avevi un album pronto. Masterizzavo subito in cd i file degli album tenendo in memoria solo le canzoni che mi interessavano di più, quello fu il punto di partenza, ora ho tra cpu, hard disck esterno e cd, milioni di file in mp3, la discografia dell'universo, la battezzò recentemente un mio caro collega. Ricordo quando mi venne in testa di scaricare gli Ash, in memoria di una bella estate, quella del '96, lavorando a Cervinia conobbi Manuela di Torino, erano il suo gruppo preferito, Oh yeah, Burn baby burn e Goldfinger facevano da colonna sonora alle nostre serate al pub in centro del paesino con felpa e giubottino in pieno agosto per il freddo che c'era. Di Manuela come contatto mi era rimasto solo il suo indirizzo e-mail che aveva segnato in una cartolina l'anno precedente, le scrissi subito per dirle che l'aspettavo ancora in Sicilia,  mi rispose con freddezza dopo qualche mese, in realtà lei era da tempo solo il ricordo di un'estate, ma mi divertiva un mondo sapere che anche dall'altra parte dell'Italia i miei saluti potevano arrivare in tempo reale. Ero diventato un grande fruitore delle e-mail, anche con i miei amici stessi, per darci appuntamento ne mandavamo una anzichè magari usare un sms al telefono. Al mio computer nuovissimo e veloce venivano a consultarsi parecchi amici, i gemelli scoprirono e-bay a casa mia, e dopo neanche un anno ci avevano fatto una società di  import-export su film, fumetti e giocattoli vintage. Con Angelo facevamo delle ricerche su demoni e fantasmi per un'idea di scrivere un corto horror da girare nella casa antica di alcune amiche studentesse dalle parti del Vittorio Emanuele, adesso è il presidente degli IdP (Indagatori del Paranormale), fa il relatore a stages e convegni ed è presenza quasi fissa in tv con Mistero. Con Giacomo si giocava a fare poster con le nostre foto ed i personaggi dei cartoni, poi finì a fare il grafico pubblicitario in un giornale. E tante altre cose ancora, che però mi fecero abbandonare salvate nella loro cartella le mie velleità di scrittore, e quando un giorno l'antivirus Norton mi ricordò che bisognava rinnovare l'abbonamento ed il sottoscritto non conosceva ancora l'importanza di quelli free, il mio hard disck decise di fare come fece lo zio Albert di Candy Candy, ovvero perdere la memoria. In un negozio chiamato LGM mi garantirono una formattazione completa con il recupero del più grande numero di dati possibile, quando tornai in possesso del mio computer formattato non era rimasto più nulla. Ho avuto la mia occasione per fare lo scrittore, pensai, non l'hai voluta sfruttare, ora è inutile rammaricarsi. Certo, aver avuto confidenza con il mondo di internet e dei computer mi è servito parecchio, in ogni lavoro che andavo a fare mi sono trovato sempre avvantaggiato rispetto ad altri, ma se fossi diventato scrittore? Continuo a leggere romanzi che avrei potuto scrivere benissimo anche io, me ne vengono a milioni di idee sulle quali provare a battere subito due righe prima di dimenticarle del tutto, e come me ci saranno centinaia di persone, chissà quante belle cose avremmo potuto scrivere, chissà quante emozioni che sono rimaste chiuse in un cassetto o dentro una cartella sul desktop, chissà quante se ne saranno perse formattando memorie.
(un pò di pubblicità occulta)

Volendo adesso grazie sempre al mondo di internet, ci sono parecchi siti dove puoi mandare le tue cose e fartele pubblicare, spendi quanto necessario e puoi decidere se farne una copia strettamente personale, o mettere in vendita, magari poi si potrebbe casualmente arrivare ad una casa editrice seria, e iniziare una nuova carriera alla faccia di Andrea De Carlo o Chiara Palazzolo. Magari un giorno lo faccio, potrei riscrivere quanto scritto all'epoca di Oscar Firmian perchè qualcosa me la ricordo ancora, potrei svegliarmi una mattina con una storia intera nuova di zecca o potrei scrivere semplici racconti, potrei raccogliere le fiabe che mi invento per la mia piccina o anche ricopiare solo i post di questo blog, così tanto per farmi stampare un bel libro con il mio nome stampato sulla copertina e sul bordo e potermi vedere sulla mia libreria tra Brizzi, Ammaniti e Baudelaire, così potrei sempre illudermi, che anche se per un momento solo, anche Ciccio Mangiò è stato uno scrittore.

martedì 11 ottobre 2011

Se ti dicessi



...e se ti dicessi che nonostante tutto, questi sono stati i tre anni più belli della mia vita?

Se ti dicessi che non sono le parole, non sono le situazioni, non sono i momenti ma sono i gesti quelli che ritengo più importanti nella mia vita?

Un sorriso, una mano che si stringe, un bacio dato ad occhi chiusi...se ti dicessi che sono questi che mi rendono gioiosa la vita?

Se ti dicessi che noi siamo sempre quelli di quella foto la ma visti da una prospettiva diversa?

Se ti dicessi che noi siamo sopratutto quelli di questa foto anche contro tutto e tutti?


Se ti dicessi che nella vita si sbaglia, ma chi non sbaglia non cresce, e chi non cresce non campa?

Se ti dicessi che ci sono mattine che non vedo l'ora di andare via?
Se ti dicessi che arrivato al cancello mi sono già pentito di non aver preso un giorno di malattia?

Se ti dicessi che ho pensato tante volte di andare via?
Se ti dicessi che certe volte è difficile?
Se ti dicessi che certe volte l'aria è così pesante che mi manca il respiro?
Se ti dicessi che senza di te mi manca il respiro?
Se ti dicessi che se anche lo stipendio non basta io sono ricco e non lo so?

Se ti dicessi che so che ti ho fatto stare male tante volte, ma sono stato tanto male anche per te?

Se ti dicessi che ti trovo bella ogni giorno come la prima volta?
Se ti dicessi che ti guardo spesso come quando ti vidi la prima volta per intero?

Se ti dicessi che ti amo?

Se ti dicessi che non sono bravo con le parole, e tu lo sai, non sono bravo ad esprimermi, e tu lo sai, sono bravo in tante cose, ma tu questo lo sai?

Se ti dicessi che quando facciamo qualcosa solo io e te ci viene sempre divinamente bene?

...e se ti dico, tanti auguri!!!

Buon anniversario amore mio, non può piovere per sempre...

mercoledì 5 ottobre 2011

Storia di Sara (o chi per lei)

Prima di raccontarvi la triste storia di Sara è importante premettere una cosa: non ho le fonti necessarie per dimostrare che si tratta di una storia vera, per questo rispetto a quanto mi hanno raccontato proverò a non fare nomi, luoghi, fatti collegati, eviterò per quanto mi sarà possibile collegamenti, mi limiterò a raccontare una storia, magari un pò lunga, che magari avranno già raccontato o racconteranno altri blogger, altre persone, forse qualche giornale, magari anche loro ometteranno ciò che sto omettendo io, forse avranno più coraggio o fonti certe e faranno nomi e cognomi, la mia sarà solo una storia, forse vera, ma che spero aiuti a riflettere.
E' una storia che gira da qualche giorno presso noi blogger più o meno letti, di quelli che a cui piace raccontare un pò di tutto. E' una storia che parla di violenza e religione, lo dico adesso, così se l'argomento risulterà troppo forte siete ancora in tempo per interrompere la lettura, magari eviterò particolari cruenti, ma è giusto anticipare adesso ciò che di seguito sarà scritto.

E' la storia di una ragazzina, che noi chiameremo Sara, cresciuta sotto una rigida educazione religiosa da una coppia di genitori praticanti evangelici. Giorno dopo giorno le imposizioni religiose hanno scandito il trascorrere della sua giovane vita, durante la settimana in chiesa almeno tre pomeriggi, la domenica doppia razione, mattina e pomeriggio, in più incontri periodici con i gruppi che ogni comunità forma per ogni fascia d'età, campi estivi ed altre svariate forme di aggregazione dentro la cerchia chiusa della comunità. E' inutile dire che i rapporti sociali al di fuori della sua comunità evangelica erano tassativamente banditi fin dalla tenera età, niente festicciole di compleanno con i compagni di scuola, niente festicciole a scuola, niente recite, niente gite, solo formali rapporti ciao e ciao. Ovviamente a Sara tutto questo importava poco fino a quando era bambina, non aveva ancora un'età che le permettesse di fare ragionamenti propri, elementari e medie scorsero via tranquille. Arriva il liceo, e le cose piano piano cambiarono, per Sara diventa impossibile socializzare, e per un'adolescente socializzare non è che sia importante, è fondamentale. E mentre tutte le altre compagne di liceo sono libere di vestire come vogliono, di uscire insieme al pomeriggio, di parlare al telefono, a Sara tutto ciò non è concesso, ha sempre la sua chiesa per socializzare, le rispondo i genitori. Sara non accetta tutto questo, il suo desiderio è semplicemente quello di essere come tutte le altre ragazze, che male farà al suo Dio se mette un jeans come tutte le altre, se porta una borsa colorata o se passeggia in centro nel pomeriggio con altre ragazze come lei...
Ovviamente Sara non è l'unica ragazzina a soffrire per questa condotta di vita, viene a sapere che un'altra coetanea della stessa scuola ma di un'altra comunità, Laura, è in costante lotta con la madre per lo stesso motivo, le due diventeranno molto amiche, ed insieme studiano, progettano, pianificano, come, dove e quando poter iniziare finalmente un pò di vita da ragazze normali. I genitori di Sara benedicono l'amicizia nata con Laura, nell'ambito delle comunità evangeliche c'è molta concorrenza tra una chiesa e l'altra, Sara promise ai suoi genitori che presto tutta la famiglia di Laura si sarebbe unita in blocco alla loro comunità, facendoli ben figurare al cospetto del pastore della loro. Così il padre di Sara ogni pomeriggio libero da impegni di comunità era ben felice di accompagnare Sara a casa dell'amica e di andarla a riprenderla la sera stessa, pregustando il momento quando davanti a tutta la comunità il suo pastore si complimenterà con loro per aver portato nuove pecorelle al gregge. Il papà di Sara forse non sapeva che Laura aveva solo la madre, il padre è morto sul lavoro qualche anno prima, e pur imponendo lo stesso tipo di educazione, non pressa la figlia come lui fa con Sara, la signora fa il medico in ospedale, è soggetta a turni e adesso che Laura ha la compagnia non si preoccupa di lasciare le due ragazze sole per qualche ora. Quelle ore sono il giusto tempo che serve alle ragazze per godersi un pò di vita, prendono l'autobus e scappano in centro. Con molto coraggio e molta fortuna iniziano a rubacchiare vestiti, trucchi e borsette ai grandi magazzini, sanno che ci sono già loro compagne che fanno l'amore con i fidanzati, ma non vogliono arrivare a quello ma almeno a farsi notare un pò dai loro compagni. Sanno che molte di quelle ragazze fanno già tardi in discoteca, a loro non interessa nemmeno quello, basterebbe stare in giro fino alle otto, non chiedono altro. E così ogni volta che possono volano via, hanno nascosto gli zaini con la loro roba nei pressi della scuola, si cambiano in un bar, se qualcosa scompare cercano di riaverla il prima possibile, rubacchiano qua e la nei grandi magazzini o da qualche borsetta aperta sull'autobus, magari non sarà il modo più onesto di riprendersi la loro vita, ma non le hanno mai beccate, giurano che prima o poi ripagheranno con opere di bene che nessuno potrà neanche immaginare. I loro pomeriggi sono quasi da favola, hanno trovato una comitiva, un muretto dove stazionare, una via piena di negozi dove fare le vasche, qualche ragazzino pulito che scambia con loro sorrisi e che iniziano a stringere per mano, il loro piccolo sogno è diventato realtà, le piccole cenerentole che sembravano dimenticate e di cui in realtà siamo ancora pieni. Ma come per cenerentola, il sogno finì a mezzanotte, una guardia giurata le sorprende mentre cercano di portare via un mascara dal grande magazzino, le fermano e dal controllo di vecchi video girati dalla telecamere interne riescono a risalire ai furti precedentemente fatti dalle ragazzine un pò di tempo prima. Le ragazzine vista l'età verranno poi riconsegnate alla famiglia, sarà quello l'inizio della fine.  Suo padre la picchiò più volte, chi vide Sara in quel periodo non potrà mai dimenticare le varie ecchimosi, i lividi ed i rossori, non potrà dimenticare la sua faccia afflitta. Sara smise di andare a scuola, di andare in chiesa, di vedere o sentire Laura, di vedere TV o leggere libri e riviste, Sara smise di uscire dalla sua stanza, di aprire la finestra, Sara smise di parlare, Sara smise di ridere. Non potendone più di vederla in questo stato, suo padre si armò di coraggio e decise di parlare al pastore di Sara, della sua situazione, e chiese aiuto a quello che era la massima istituzione della sua chiesa. Gli incontri strettamente privati iniziarono dopo qualche settimana, il tempo di far riprendere fisicamente la ragazza, dapprima insieme a tutta la famiglia, poi solo con Sara e la madre, dopo qualche giorno il pastore insistette affinchè potesse vedere Sara da sola, per almeno un mese, ogni sera. Il pastore non si soffermava del perchè dei furti, su cosa spingesse la ragazza a farli, cosa spingesse Sara a cercare di cambiare vita, no, il pastore dopo un pò di incontri cominciò a soffermarsi su cose piuttosto intime. Chiese se provava piacere a mettere jeans a vita bassa, chiese se provasse piacere nel portare biancheria intima un pò più particolare, chiese se le piaceva che i ragazzi la guardassero, se non desiderava che i ragazzi la toccassero. Gli chiese di portare gli stessi vestiti che metteva ogni volta che andava in centro, la faceva spogliare e rivestire più volte, dicendo che gli serviva vedere per capire. Iniziò a riprenderla con una telecamera, pomeriggi interi di riprese di Sara che smetteva gonne lunghe e camicioni per mettere jeans e toppini, faceva togliere la biancheria dozzinale per farle mettere quella che aveva preso dagli scaffali dei grandi magazzini. Poi iniziò a toccarla, palpeggiarla, sempre più pesantemente, sempre in parti più intime, Sara piangeva, piangeva, piangeva, ma nessuno ascoltava il suo pianto, quando riuscì a trovare un pò di coraggio e sconfiggere la vergogna parlò alla madre di quello che faceva ogni sera col pastore. Ovviamente, non le credette, lo considerarono un vaneggiamento della ragazzina, solo per aver provato ad immaginare ciò che diceva il padre la punì tornando a picchiarla di nuovo. Il pastore dal canto suo insinuò nei genitori la malsana idea che Sara potesse essere addirittura posseduta, che non c'era tempo da perdere, che bisognava portare immediatamente Sara in provincia per alcuni giorni, che assieme ad un pastore di una chiesa locale esperto in esorcismi avrebbero fatto di tutto per far tornare Sara la ragazza di una volta, chiese di anticipare soldi, molti soldi, che per fare un esorcismo d'emergenza ci sarebbe voluto una quantità di materiale enorme che non si poteva comprare alla bottega sotto casa. Presero Sara di notte, nel sonno, incappucciata e legata, la chiusero in macchina e la portarono via, in una casa sperduta, in campagna. Per due giorni non vide e non sentì nulla, fu chiusa in una stanza con i viveri necessari per andare avanti, poi venne il pastore e non era solo, con lui altri quattro uomini, uno sconosciuto, gli altri già visti in chiesa, noti e stimati professionisti, avevano speso i soldi del padre in bottiglie di vino, carne per la brace e cocaina, fino ad un certo orario stesero nella sala di quella casa a mangiare, bere e guardare partite di calcio in TV, poi il pastore aprì la stanza, sul comò divise la cocaina in varie strisce tutti entrarono uno per volta a consumare la loro dose, guardando Sara, esprimendo commenti, ridendo sotto i baffi, obbligarono Sara a provare a tirare su una striscia. Dopo una mezz'ora pur non avendo perso i sensi, Sara si trovò senza forze ed incapace di agire o muoversi, gli uomini eccitati dalla sniffata iniziarono ad abusare di lei dapprima uno per volta, lo sconosciuto in quanto padrone di casa si assunse il diritto di abusarne ancora una volta, il pastore acconsentì, ma volle la ragazza tutta per se per il resto della notte, dove provò ancora ad abusare di lei più volte. Restò sola per altri due giorni, dopo di che la comitiva tornò ed abusarono ancora di Sara per un'altra notte. La mattina seguente uno degli uomini, un medico, visitò Sara e disse agli altri di lasciarla stare per una settimana almeno, dopo di che sarebbe stato difficile riscontrarne i segni di violenza. Restò sola il tempo necessario stimato dal medico, ricevette una sola visita da parte del pastore, gli confidò che lei ormai era sua, che i suoi genitori erano dentro un suo pugno e che era inutile provare a parlare o raccontare qualcosa, nessuno le avrebbe creduto, nessuno le avrebbe dato aiuto, il suo dovere era quello di ritornare a casa ed essere la stessa e devota credente di prima, e di restare disponibile a partecipare a riservatissimi incontri nel caso al pastore ed ai suoi amici fosse tornata la voglia di fare ciò che le avevano già fatto.
Sara restò ferma ed immobile a guardare il soffitto, senza mangiare e senza bere, in attesa solo di tornare a casa, aveva un unico e solo pensiere: quello di farla finita.
Fuori era freddo, c'era la neve, il pastore dava per certa l'immobilità di Sara in quella casa dell'orrore, non aveva previsto particolari accorgimenti per un'eventuale fuga. Sara non ci pensò due volte, si butto dalla finestra, si fece male ad un piede, ma non provava altro dolore se non quello dell'anima. Vagò per le stradine di campagna, trovò una strada asfaltata, la seguì, arrivò al primo paesino utile, vestita solo di ciò che restava della sua biancheria e del lenzuolo che aveva strappato dal letto. Non vide e non passò nessuno, non era ancora notte fonda quando si fermò in una piazza, volle riposare un attimo, prima di andare a cercare un appiglio, un dirupo, una qualsiasi cosa o situazione che potesse mettere fine alla sua triste vita. Per sua fortuna perse i sensi, quando si risvegliò si trovò intubata in un letto di ospedale, accanto a lei un numero imprecisato di persone, una di queste, una donna elegante, le chiese cosa fosse successo, se ricordava chi fosse e se riusciva a parlare. Non credeva di averne il coraggio, ma ci riuscì, a parlare, a raccontare la sua triste odissea, il suo sogno spezzato di vivere come tutte le altre ragazze. Partirono immediatamente indagini e controlli, c'erano ancora tracce dei suoi aguzzini nel piccolo corpo di Sara, il pastore venne fermato proprio mentre intendeva recuperare Sara assieme ad uno dei quattro amici di sventura, purtroppo degli altri due non si riuscì a fare nulla, uno di loro era un pezzo grosso della prefettura locale. Grazie ad appoggi e coperture di altri confratelli si riuscì ad insabbiare il caso, senza dare la giusta copertura o il giusto risalto che una tragedia del genere avrebbe meritato, il pastore è stato condannato a soli tre anni, forte delle sue amicizie riuscirono a far passare Sara come una ragazza mentalmente instabile. Tra qualche mese il pastore potrebbe essere fuori, molti dei suoi fedeli sono ancora convinti che si trovi a Roma a ricoprire chissà quale importante carica del potere evangelico. Sara non c'è più, la vedi in giro ogni tanto, ma dentro il suo corpo non abita più nessuna anima, vaga da un pò cercando la pace, e pare che dovrà ancora cercare per molto. Sulle altre persone poco si sa, forse erano ancora più ammanigliati del pastore, rimane comunque una storia "raccontata", è tutto ipotetico, è tutto in aria. Ma è una storia che ci andava di raccontare, non si fa altro che sentire di preti pedofili, imam violenti, pastori aguzzini, e poi non so più, il succo è che raccontandola abbiamo voluto sottolineare che chi detiene il potere religioso, qualunque esso sia, detiene un potere che va oltre la religione, e siccome questo è un potere troppo grande per certi uomini, allora ecco che questo potere inizia ad essere deviato, contorto, atroce.
Diventa un potere violento, che può annientare la vita di Sara o di chi per lei, o di tante altre Sara o chi come lei, e non tocca per nulla coloro che di un Dio dovrebbero portare la voce, e invece portano solo la spada, spada che solo Dio potrà loro puntare contro, perchè all'uomo senza potere, questo non è concesso.

lunedì 19 settembre 2011

Ma questo qui chi l'ha voluto?

Lo vedete quest'uomo quassù?
Sappiate che io personalmente non lo posso vedere.
Mi sia passata la coerenza, non l'ho mai potuto vedere, non mi sono mai fatto ammaliare dalle sue promesse vane, dalle sue TV, dalle sue bugie, dal suo protagonismo, ho sempre pensato di lui che fosse un gerarca potente e colluso che con mezzi economici mai visti prima si è comprato un paese per difendere i suoi interessi e di tutti quelli che come lui hanno soldi e potere.
Nel bene, ma sopratutto nel male, quest'uomo è stato il protagonista della scena politica italiana degli ultimi vent'anni, i peggiori vent'anni dell'Italia da quando è un paese unito, forse anche peggio del ventennio fascista, per un semplicissimo motivo, allora i nostri nonni erano consapevoli di essere sotto ditattura, adesso siamo sotto dittatura, ma non lo possiamo dire.
Adesso io non è che voglio fare la cronostoria dei danni fatti da quest'uomo nei confronti dei cittadini in questi vent'anni, più che un blog mi ci vorrebbe un'enciclopedia, voglio soltanto pormi una domanda: ma questo qui chi l'ha voluto?
Io l'ho detto e sono coerente, ma quante persone si sono pentite adesso di avergli regalato un paese? Con chiunque parli adesso nessuno l'ha quasi votato, gente che fino a 2 mesi fa l'osannava baciandone la fotografia adesso viene fuori dicendo che al massimo l'avranno votato una volta ma più di dieci anni fa, signori dov'è la vostra coerenza?
Lo schifo dell'ultima manovra finanziaria non lo ha potuto coprire neanche con le sue televisioni, ormai tutti hanno visto come ogni volta che l'Italia ha bisogno di soldi, viene colpito il popolo, ed il popolo siamo noi.
Non è popolo l'evasore fiscale, per loro hanno fatto lo scudo così da poter far rientrare, ovviamente esentasse, tutti i soldi che disonestamente hanno rubato e messo all'estero, mentre a noi dipendenti aumentano l'IRPEF sulla busta paga per la seconda volta in tre anni.
Non è popolo chi ha un patrimonio personale da più di un milione di euro, per questi si era ipotizzato prima la tassa di solidarietà, poi la patrimoniale, poi hanno deciso che era meglio lasciare stare, aumentiamo l'IVA a chi cerca di campare con mille euro al mese.
Non è popolo la casta della politica, alla quale non è stato tagliato niente, ogni giorno vengono fuori benefici su benefici mentre ai dipendenti pubblici e privati bloccano i contratti e la speranza di un aumento per i prossimi quattro anni.
Non è popolo quello dei menager e dei finanzieri, ai quali il governo blocca gli stipendi (quelli soggetti a tasse) ma aumenta fino al 200% benefit e premi (ovviamente esentasse), mentre alla gente normale aumentano mutui ed interessi sulle rate da pagare.
Non è popolo quello dei calciatori, ai quali viene perfino permesso di scioperare senza che nessuno gli dica nulla, mentre quando sciopera un impiegato tolgono cento euro tonde tonde con le quali avrebbe fatto mangiare la famiglia per qualche settimana.
Non è popolo quello dei personaggi della TV, che ogni anno firmano contratti milionari per fare porcate nelle sue TV alla faccia di chi fa le rate per comprare il digitale terrestre.
Non è popolo quello dei mafiosi che grazie ai loro voti di scambio li mandano al potere arricchendosi con i fondi dello stato, e milioni di persone sono ancora senza lavoro.
Il popolo è chi si spacca la schiena un mese intero in attesa di un bonifico che se tutto va bene entro una settimana già sarà sparito, e poi farà i salti mortali fino al mese successivo, il popolo si spacca il sedere una vita cercando di andare in pensione, da oggi la daranno anche a Cicciolina solo perchè per cinque anni ha evitato di farselo spaccare, tremila e passa euro al mese come ex parlamentare, a questo punto diamo la pensione a tutte le prostitute d'Italia, cominciassero a versare i contributi loro, vedi come si andrebbe a ripianare il deficit...
Da ciò che si sente in giro, oggi finalmente qualcun'altro ha visto ciò che noi vediamo da vent'anni a questa parte, allora, me lo dite chi l'ha voluto quell'uomo lassù o provate vergona?
Nella vita si sa, di errori se ne fanno parecchi, ma mai guardarsi indietro e provare vergogna per gli errori fatti, casomai vergognatevi se questi errori andate a farli di nuovo e consapevolmente...

martedì 13 settembre 2011

Cinque messinesi più famosi di tutti i tempi: Francesco Lo Sardo

"A nome di tutto il gruppo degli imputati siciliani, dichiaro che noi siamo fieri di essere processati per la nostra attività comunista. Questo processo dimostra che i lavoratori del mezzogiorno non sono secondi a quelli del settentrione nella lotta contro il fascismo. Almeno mi sia concesso di dire che sono orgoglioso di essere processato perché comunista, che sono orgoglioso di portare dinanzi a questo tribunale trenta anni di attività politica spesa al servizio dei lavoratori dell'Italia meridionale".
Se andiamo a piazza del Popolo, con grande sorpresa troviamo delle tabelle con su scritto piazza "F. Lo Sardo", convinti che il comune abbia sbagliato percorriamo la rotonda e andiamo avanti, senza neanche chiederci chi sarà mai questo Lo Sardo. In effetti il comune ha sbagliato di grosso, perchè ad un personaggio del genere nn puoi dedicare una piazza col nome già radicato dal corso degli anni, meriterebbe qualcosa di più. Solo che di più Messina non gli può dare, sapete perchè? Perchè Francesco Lo Sardo fu un comunista, di quelli storici, il primo deputato comunista venuto dalla Sicilia. Che abbia combattuto una vita intera al fianco dei contadini e dei poveri nessuno lo ricorda, che sia stato l'unica persona vigile contro il mangia mangia della ricostruzione nn lo ricordano neanche, in una città massone, bigotta, destrofila e collusa come Messina ci ricordiamo solo che era un comunista, allora meglio non esagerare, ricordiamolo in maniera soft così nessuno potrà dirci niente...
Francesco Lo Sardo nacque in provincia, a Naso precisamente, il 22 maggio del 1871, da una benestante famiglia borghese che impose gli studi clericali presso il seminario di Patti. Lui però nn essendo avvezzo a quel tipo di situazione alla fine decise di spostarsi verso Messina, studiando al liceo prima e frequentando poi brillantemente la facoltà di Giurisprudenza. In quel periodo il giovane Lo Sardo prese coscienza delle proprie idee, decise di privarsi delle ricchezze familiari ed assieme al caro amico Giovanni Noè diventò subito personaggio di spicco della scena anarchico-socialista di una città all'epoca molto fervente politicamente. Fonda sia un giornale, "Il Riscatto", che il primo circolo anarchico di Messina, affianca i contadini nella loro lotta contro lo sfruttamento dei "baroni", si unisce al movimento dei fasci siciliani (ricordiamo che all'epoca i movimenti dei "fasci" erano di ispirazione socialista), organizzando operai e contadini fondò il Fascio Operaio Siciliano e per questo a soli 23 anni viene arrestato per la prima volta e confinato nelle isole Tremiti. Il suo primo esilio durò solo 4 mesi, studenti, professori e qualche deputato nazionale, con una petizione popolare riuscirono a far scarcerare Lo Sardo, che rientrato a Messina, riuscì finalmente a laurearsi, una volta diventato avvocato, dedicò la sua intera professione a difesa di poveri, oppressi e sfortunati, anche per questo veniva ancora visto come sovversivo ed arrestato nuovamente nel 1898. Venne recluso per un breve periodo nel carcere di Napoli, restò quindi sotto il Vesuvio anche fuori dal carcere per continuare la sua battaglia, continuando a scrivere per "Il Riscatto" cambiando però posizione, passando dalle idee puramente anarchiche a quelle di un socialismo più organizzato e vicino alle lotte contadine.
"Addentare la pietra che ci colpisce senza toccare la mano che l’ha lanciata."

Nel frattempo Lo Sardo mise su famiglia con la quale decise di tornare a Messina agli albori del 1903, nella nostra città continuò senza sosta la sua lotta al fianco delle classi più deboli, sia da letterato che da avvocato, il terremoto del 1908 privò Lo Sardo dell'amatissimo figlio Ciccino, la tragedia lo segnò ma nn ne attenuò lo spirito battagliero, i sui articoli denunciarono di continuo come la chiesa e la borghesia messinese chiudessero sempre un occhio alle speculazioni che le imprese del nord operavano in fase di ricostruzione, inimicandosi buona parte della scena politica messinese. Sue erano le lotte anche contro l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, ecco perchè suscitò stupore il suo arruolamento volontario del 1915, la guerra fu crudele con lui, pagherà per tutto il resto della sua vita le conseguenze di una grave ferita al petto sul Col di Lana. Tornato nel 1916 a Messina, a capo della camera del lavoro, guiderà le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini, facendosi così notare dal regime fascista che dal 1919 inizierà a perseguitarlo per la sua attività a favore delle classi più bisognose. In quegli anni Lo Sardo abbandona le idee socialiste perchè deluso dai programmi e dalla risposta iniqua che i socialisti diedero al regime, si iscriverà al partito comunista diventandone un elemento di spicco, nel 1924 con un plebiscito di quasi diecimila voti, un utopia per un oppositore ai tempi del fascismo, verrà eletto alla camera dei deputati e ricordato come il primo comunista siciliano. Nonostante l'immunità parlamentare, il regime fascista che aveva sempre ostacolato l'attività politica di Lo Sardo lo arresterà nel 1926, per aver aderito alle direttive che il partito Comunista ha diramato dal congresso di Lione, in Francia, spostandolo da un carcere all'altro: Messina, Catania, Roma, Sassari, Oneglia e tante altre. A Turi, nei pressi di Bari, condivise la prigionia con Antonio Gramsci, Lo Sardo pur gravemente malato si rifiutò di ascoltare i consigli del compagno di cella e di chiedere la grazia, "Hanno voluto la carne? Si prenderanno anche le ossa" fu la risposta di Lo Sardo. Fu trasferito per l'ennesima volta al carcere di Poggioreale, a Napoli, dove trovò la morte il 30 maggio del 1931, morte che passò inosservata in Italia, ma che ebbe grande risalto in Francia, dove il quotidiano "L'Umanitè", appena appresa la notizia (un mese dopo circa) dedicò addirittura l'apertura della prima pagina, dopo averne precedentemente seguito e documentato la prigionia.
Di Lo Sardo troviamo note, ricordi e biografie un pò in tutto il paese, la sue lotte civili sono  state fonte di ispirazione non solo alla classe dirigente comunista che venne fuori nel dopoguerra, di lui si occuperanno in seguito anche grandi statisti di ispirazione cattolica, ma non avendo letto questa notizia da una fonte confermata, preferisco evitare di citare nomi.
Nella sua città in pochi sanno anche che sia esistito, sarebbe giusto riabilitare la sua figura di grande messinese, indipendentemente dal credo politico, perchè Lo Sardo ha passato la vita lottando non per quelli di sinistra o per quelli di destra, ma semplicemente lottando per il popolo.


martedì 6 settembre 2011

Sciopero (!?)

Premetto: io sono una persona di sinistra.
Nei valori della sinistra ci credo e ci spero per il futuro, specie adesso che ho famiglia.
Negli uomini nuovi della sinistra vedo gli unici politici in grado di portare aria nuova, sperando che quando non saranno più tanto nuovi non si perdano strada facendo come hanno fatto quelli vecchi.
Nel sacrosanto diritto allo sciopero della sinistra ci vedo l'unica forma di protesta civile in grado di poter lasciare il segno, ma dev'essere una lotta unitaria, perchè tutti i cittadini hanno un solo fine, andare da soli contro i mulini a vento denota coraggio, ma per quanto si possano rimepire le piazze non ci sarà comunque quella forza capace di far crollare il palazzo.
Oggi la sinistra è in piazza quasi compatta a fianco della CGIL, unico sindacato con attributi che urla ai quattro venti come ancora una volta questo governo in un momento di piena crisi riesce a fare economia solo sulle spalle di lavoratori e pensionati, sulle spalle dei cittadini che faticano ad arrivare a fine mese, senza mai intaccare la ricchissima classe politica, la finanza, insomma, chi ha un reddito bello alto può continuare a dormire sonni tranquilli che a difendere l'economia italiana ci pensa il popolo onesto e sottopagato.
Il governo si è inventato l'art. 8, che permette alle società private e statali di licenziare i lavoratori senza addurre nessuna motivazione, e proprio oggi quest'articolo verrà discusso in senato, dovrebbero essere tutti i sindacati a fare ferro e fuoco ed impedire questo scempio vergognoso, ma qui in Italia succedono sempre delle cose un pò strane.
Io purtroppo sono forzatamente un iscritto ad altro sindacato, la CISL, non per motivi ideologici ma per meri interessi d'ufficio in ufficio, ecco il mio sindacato, così come l'altro grosso sindacato a livello nazionale, la UIL, si sono vergognosamente fatti fuori, denigrando la CGIL per lo sforzo fatto, vantandosi di soluzioni e proposte alternative che valgono quanto l'aria fritta, in parole povere leccando vergognosamente il culo al governo alla faccia dei lavoratori iscritti.
Lo dimostra il fatto che in due anni di contratto scaduto nessuno di CISL e UIL si è mai permesso di fare un appunto alla dirigenza, sia nella mia che in tutte le altre aziende parastatali nell'ambito dei trasporti, alla faccia dei lavoratori iscritti, che vedono aumentare tutto attorno a loro tranne il loro stipendio, ai quali hanno tolto straordinari, bonus, incentivi, che si sono concentrati tutti nelle tasche di quei dirigienti pappa e ciccia con gli "amici" del sindacato. Il mio sindacato da quando sono iscritto ha fatto gli interessi della società e mai degli iscritti, tranne quelli che volevano aggiungere potere al loro potere.
Purtroppo la loro vergognosa assenza rende vano lo sciopero di oggi, o almeno secondo me, è inutile che una sola forza sindacale, per quanto sia la più grossa ed importante in Italia, scenda in piazza: potrà fare sentire la sua voce, ma non sarà di grande aiuto per il paese. Uno sciopero, per essere tale, per fare in modo che incida sulla politica del palazzo, deve riuscire a bloccare il paese e non per un giorno solo, come succedeva negli anni'70 o come succede tutt'ora in mezza Europa.
Quindi pur essendo con loro con il cuore, materialemente sarò in ufficio come ogni giorno a fare il mio dovere, a leggere le cazzate che il mio responsabile sindacale manda via mail alla faccia di chi scende in piazza per il proprio paese, ci credo ma così secondo me è tempo perso.
E mi fa una rabbia tremenda pensare che solo una settimana fa privilegiati calciatori si sono permessi di non scendere in campo e di fare il loro sciopero contro una tassa chiamata contributo di solidarietà che il governo gli ha pure tolto, bloccando per tre giorni l'intera informazione italiana, senza alcun danno patrimoniale per loro, mentre chi scende in piazza oggi si ritroverà a fine mese cento euro in meno in una busta paga già striminzita, alla faccia di quei sindacati, compreso il mio, che guardano e leccano il culo del padrone.
Se oggi non sono in piazza non è perchè il mio sindacato mi ha chiestodi non farlo, è solo perchè ritengo che se non blocchi il paese oggi sarà solo una giornata con piccoli disagi e prime pagine al telegiornale, ma sarò sicuramente con chi prenderà posizione e bloccherà il paese una volta per tutte a difesa dei lavoratori, sperando che per fare questo, non debba attendere di essere pesnionato.